Racing mode

Non è la voce di menù di un videogioco, e nemmeno un pulsante posizionato da qualche parte nell'abitacolo di una macchina da corsa - o magari lo è ma non è di questo di cui si vuole parlare in questa sede - con questa parola si intende quel particolare stato mentale in cui un pilota entra in preparazione di una gara. Che duri giorni interi, non più di un paio d'ore, o qualche secondo, il cambiamento di stato avviene sempre, perché nell'abitacolo si è soli, e il mondo si allontana, e se ci si rientrerà o meno alla fine della corsa è comunque un quesito a cui non si ha mai una risposta certa.
Persino adesso dove le rotture meccaniche e incidenti con conseguenze drammatiche sono un fatto eccezionale e non più quasi ordinaria amministrazione, la professione di pilota richiede una concentrazione e dedizione non raggiungibile in un normale stato mentale.
James Hunt si è trascinato per anni la fama del donnaiolo - e a ragione vedendo la varietà di ragazze sempre presenti al suo fianco - e non disdegnava nemmeno di lasciarsi andare a qualche bevuta di troppo o a consumare sostanze non proprio legali. Ma nonostante tutto anche lui aveva il suo "racing mode", e questo si inseriva in un momento ben preciso, e cioè al mercoledì sera precedente il GP: da quel momento per Hunt non esistevano donne, alcool, niente di niente che potesse distrarlo dalla preparazione della corsa.
Chi lo ha conosciuto ha dichiarato che la metamorfosi che avveniva in lui era impressionante, e la volontà necessaria per far sì che Hunt portasse il suo stato dal "normal mode" al "racing mode" decisamente superiore a quello di chiunque altro.

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