Affinare, non rivoluzionare

Ci avevamo pensato tutti in fondo. Ogni qual volta i nuvoloni carichi di pioggia inondavano il tracciato, ecco che il tanto ricercato e desiderato spettacolo in Formula 1 d'un colpo arrivava, mettendo in luce il talento dei migliori e annullando il vantaggio delle monoposto in termini prettamente velocistici. Bernie Ecclestone ha semplicemente rinnovato tale idea, visto che sulla carta non è nulla di impossibile e di autodromi che vengono completamente allagati grazie a un banale sistema di irrigazione ve ne sono a bizzeffe. Certo, poi entrano in gioco discorsi come la sportività e il voler forzare gli eventi, ma allora anche la tanto famosa ala mobile posteriore dovrebbe essere bandita per gli stessi identici motivi.
Il problema semmai è che si sta andando completamente al buio, con idee strampalate che portano nient'altro che confusione nel Circus. Ma la Formula 1 ha proprio bisogno di tutti questi sorpassi e soprattutto chiede veramente certi sconvolgimenti regolamenti?
Davanti a noi abbiamo la massima categoria automobilistica al mondo - vera o presunta che sia - e quindi è normale che tutto sia portato all’estremo, sia per quanto riguarda il livello di competitività sia per la progettazione delle monoposto. Fa parte del D.N.A di tale serie e nonostante gli immani sforzi della Federazione non si può cambiare. Resterà sempre una particolarità unica nel suo genere, con tutti i lati positivi e negativi che porta.
Quindi, invece che tentare soluzioni sempre più complesse e ridicole, perché non si cerca di affinare quello che già esiste? Una buona idea sarebbe quella di rivedere il disegno dei circuiti oltre che tutte le varie configurazioni del KERS e quelle appendici aerodinamiche che, pian piano, stanno tornando a comparire sulle vetture in un modo o nell’altro.Se no si rischia davvero di correre perdendo la meta, la luce in fondo al tunnel, altro che ritorno agli anni d'oro. Una data da segnare per tutti è il 2013, anno dell'ennesima rivoluzione. Sarà la volta buona? Difficile dirlo, difficile sperarlo.

(Articolo di Riccardo Cangini)

Nessun commento:

Powered by Blogger.