Quando l'appassionato diventa viziato

La Formula 1 è uno sport affascinante, unico, magico ma anche dannatamente complicato. Un miscuglio di leggi, restrizioni e poteri che nel tempo hanno portato a clamorose lotte interne oltre che situazioni paradossali buone solo ad allontanare il pubblico e l'attenzione della gente. Pare però che sempre di più anche gli stessi appassionati - quelli che nonostante tutto e tutti continuano a seguire gli eventi di questo campionato - abbiano la critica facile e tendano a bocciare tutto quello proposto in nome dei “vecchi tempi” e della sportività. Un esempio lampante l’abbiamo con le nuove coperture Pirelli.
Un anno fa piovevano critiche sull’eccessiva durezza delle Bridgestone, talmente indistruttibile da consentire ai piloti di terminare la gara anche con la mescola morbida. Giustissime quindi le voci che chiedevano un maggiore degrado così da rendere il tutto più movimentato e incerto. La casa italiana quindi ha deciso di seguire tale proposte sviluppando un pneumatico molto più delicato, e il risultato sono state comunque critiche, facce arrabbiate e bocciature.
Tutto è iniziato dai piloti che, sorpresi dal “fattore degrado” dopo anni che non se ne sentiva più parlare, non ci hanno messo molto a puntare il dito contro l’azienda italiana rimpiangendo le vecchie mescole così sicure e poco inclini alle sorprese. E ovviamente in parecchi hanno seguito tale pensiero. Eppure sulla carta adesso la corsa avrà molta più importanza rispetto alle qualifiche e la bravura del pilota tornerà a fare la differenza, esattamente quello che si chiedeva poco tempo fa.
Purtroppo sempre di più si parla prima di capire, senza lasciare tempo ai fatti, lasciandosi andare ad analisi superficiale che non danno proprio spazio alla fiducia verso il nuovo. Va bene voler il meglio possibile per il nostro sport preferito, ma qui nessuno riesce mai a essere soddisfatto.
(Articolo di Riccardo Cangini)

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