Cento di questi botti.

Vedere automobilismo da corsa in TV in Italia è cosa ormai molto comune, che sia di qualità quello è un altro discorso. Oltre all'istituzionale Formula 1 passata ormai da parecchi anni da mamma RAI - con qualche interruzione/aggiunta delle reti Mediaset e di SKY - negli ultimi tempi sono apparsi canali tematici più o meno dedicati, con in palinsesto qualche diretta, opinioni da bar, prove di auto e moto, di tutto un po': insomma qualcosa si muove anche se una roba del tipo "Motors TV" come se la vedono gli inglesi noi ce la sogniamo di notte.
Detto questo, nei giorni scorsi mi sono lasciato rapire da uno di questi canali e da una differita della gara di "Renault Clio Cup" corsa a Spa un paio di settimane fa. La pista e la storica validità delle serie promozionali Renault mi hanno fatto indugiare sulla procedura che precede il via - altro di interessante non avevo trovato in TV al momento.
Sennonché qualche secondo prima della partenza la voce alla TV invita tutti a seguire la corsa, certo anche per il fascino esercitato dal tracciato, ma soprattutto perché "qui si vedranno dei bei botti". La voglia di proseguire nell'ascolto mi passa subito, il tipo al microfono non contento ribadisce il concetto dicendo che "vedrete che qui non scherzano".
E infatti a metà del primo giro succede il patatrac, con un incidente che coinvolge più macchine, gara sospesa, urla di entusiasmo del cronista, e pittoresca esaltazione dei rottami in pista. Ovvio che il replay venga riproposto in tutte le salse con somma soddisfazione della voce narrante, salvo poi qualche minuto dopo accorgersi che "certo con la safety car in pista per un quarto d'ora non c'è stato molto da vedere".
Cambio canale, ma non posso non pensare che è questo il modo di pensare che accomuna molti di coloro che si piazzano davanti al televisore per vedere il GP alla domenica: "vediamo chi si schianta al via".
E non posso nemmeno non pensare che è la ricerca di soddisfare questo tipo di pubblico che ha portato all'introduzione del DRS e chissà di quale altra amenità nei prossimi anni... incidenti, sorpassi, non importa se artificiali come a Istanbul, l'importante è sorpassare, meglio se col botto. Vero tizio con il microfono?
La Formula 1 ha costruito il suo mito moderno grazie a eroi che hanno raggiunto uno stato di semi immortalità per la capacità di lottare, rincorrere in qualsiasi condizioni e superando ogni genere di difficoltà, non per aver sorpassato tredici macchine in una gara grazie a un aggeggio che ti spiana la strada davanti nemmeno si corresse tutti al "Wacky Races".
Di colpo adesso tutto questo non va bene, per soddisfare cosa? Una massa di persone alla ricerca del "botto" a tutti i costi? Esiste il calcio per questo: becero, infarcito di volgarità e violenza a tutti i livelli e a tutte le ore, dentro e fuori dal campo.
Signori della comunicazione lasciate stare la Formula 1 così com'è, e se necessario che se ne vadano i costruttori a farsi la loro bella serie artificiale, che si ricominci da un telaio in alluminio, freni in acciaio, un motore a giri limitati, e piloti che passano cinquanta giri limando decimi su decimi prima di sorpassare qualcuno, e dopo aver penato per trovare un varco, farcela a ruote inchiodate, all'ultimo giro, all'ultima curva.

2 commenti:

Ilaria Pit-Lane ha detto...

Come non sottoscrivere tutto il tuo post...facciamo una petizione per tornare alla F1 VERA? :)

Purtroppo penso manchi una certa "educazione" allo sport motoristico: è ovvio, è bello vedere lo spettacolo derivante (ANCHE) da (QUALCHE) carambola al via, ma la F1 (e le altre corse) possono offrire molto di più...ma siamo in un'epoca dove bisogna monetizzare tutto e soddisfare il cliente...cosa ci si può aspettare?
ci consoleremo con altre serie (tipo il rally), dove magari lo spettacolo vero,non indotto da forzature, conta ancora...o magari,nel frattempo, togliamo l'audio a questa F1 un po' finta! :)

ciao ciao

acorba67 ha detto...

speriamo che questa storia del campionato alternativo non riesca a bloccare questa deriva parecchio pericolosa, e speriamo che nessuno si faccia male con questa storia del DRS

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