Gp Turchia 2011: pensieri sparsi

Nello stesso circuito in cui un anno fa il mondo intero lo bollava come bambino viziato della Formula 1, Sebastian Vettel ha dimostrato - se ce ne fosse bisogno ancora - quanto lui sia parte integrante e ingrediente fondamentale dei successi Red Bull.
Seb non è lì solo perchè guida una Red Bull, forse è più il caso di dire che la Red Bull è lì grazie a lui. Quando a un certo punto Alonso pareva  recuperare decimi ogni giro, si è visto quanto sia diventato sicuro e maturo Sebastian Vettel: qualche giro a ritmo tranquillo per non strapazzare le gomme e poi subito un paio di giri stordenti per delimitare ancora il territorio.
Grande Alonso e Ferrari in crescita, ci si aspettava sicuramente di più dai due McLaren, ma forse la lotta a inizio gara li ha penalizzati entrambi; ci si aspettava qualcosa di più anche dalle Mercedes, perlomeno da Rosberg, e invece sia Lewis che Nico hanno terminato parecchio lontani. Ancora una bella gara di Buemi e di Kobayashi che risale dal fondo dello schieramento. Inguardabile Schumacher, dichiara al mondo di non riuscire a immaginarsi il dopo 2012... dovrebbe farsi un giro da queste parte, qui sembra tutto così chiaro.
Ecco comunque la coda di impressioni che il GP di Turchia ha lasciato dietro dì sé:

Vettel: tre vittorie su quattro gare. Ha demolito la Red Bull il venerdì - con un errore da parte sua - ma in questo momento è in uno stato di grazia incredibile. E' veloce, intelligente, e riesce a gestire la superiorità come solo gente come Prost, Clark e Ascari faceva prima di lui. Che la Red Bull sia superiore su questo nessuno discute, ma lui vince. Il che è tutto.
Webber: bravo Mark a non demordere su Alonso. Altro finale di gara da terminator, l'impressione però è che anche lui stia facendo buon viso a cattiva sorte e si stia inesorabilmente adeguandosi al ruolo di scudiero. Se anche a Barcello e a Montecarlo non dovesse vincere allora per lui quello sarebbe l'unico ruolo possibile.
Hamilton: fine settimana no per Hamilton. Il sabato si becca il quarto tempo con annesso lato sporco della pista, alla terza curva poi sbaglia e si fa infilare dal suo compagno di squadra. Sarà l'errore che condizionerà la gara di entrambi, e  i punti di distacco in classifica da Vettel crescono.
Button: vince il duello con il compagno di squadra a inizio gara, ma è una magra soddisfazione. Cerca la via della sosta in meno confidando nella sua gentilezza con le gomme, ma alla fine il risultato non paga.
Alonso: lo spagnolo è entrato in "championship mode". Ce l'ha messa tutta Fernando e a un certo punto pareva poter mantenere il secondo posto. Indomito, uno che venderà cara la pelle sino in fondo
Massa: era la sua pista, il trend per lui sembrava decisamente positivo, ma tra duelli in pista e problemi ai box per Massa si chiudono le porte della zona punti. Se consideriamo quello che ha combinato Alonso, non c'è da essere molto soddisfatti dalla gara di Felipe.
Rosberg:è partito bene ma poi le gomme - e l'uso che ne ha fatto lui - gli hanno tarpato le ali. Dei due piloti Mercedes è comunque sembrato l'unico in grado di aspirare a un piazzamento degno di tal nome.
Schumacher: la manovra nei confronti di Petrov a inizio gara fa parte del sinistro repertorio Schumacheriano che di tanto in tanto il tedesco sfodera senza che nessuno ne faccia richiesta. Da rissa al semaforo il tentativo di intimidire Petrov spingendolo verso bordo pista. Poi magari da Barcellona in avanti le vincerà tutte lui, ma in questo momento Schumacher non ha nessun senso in questa Formula 1.
I piloti Renault: riescono a fare di tutto per rovinarsi la vita, persino lottare tra di loro, anzi litigare. Alla fine finiscono a punti certo, ma chissà che cosa sarebbe successo con Kubica al volante di questa Lotus-Renault.
Buemi: non è un periodo facile per lui, con l'ombra di Ricciardo incombente. Gran bella gara dello svizzero che nella - sportivamente - tragica lotta per la sopravvivenza con Alguersuari segna un punto fondamentale.
Kobayashi: risale dal fondo con il coltello tra i denti, ma questo è il suo modo di correre, il suo limite e il più delle volte la sua forza.
Red Bull: è ancora la macchina migliore, e chissà per quanto tempo lo sarà ancora. Gli avversari si avvicinano a turno, ma la più bella del reame è sempre lei. Rimane il KERS l'anello debole della catena, ma a quanto pare in Turchia le cose sono andate molto meglio che in Cina.
Ferrari: eccola di nuovo, o meglio eccolo di nuovo. Alonso e la sua Ferrari riprendono il discorso interrotto alla fine del 2010, certo il distacco in punti da Vettel non è poco ed è comunque aumentato anche a Istanbul, ma la Ferrari in gara sembra esserci.
McLaren: forse hanno pagato l'enorme sforzo fatto per correggere la MP4-26. Sono apparsi un po' troppo rilassati, e non hanno mai dato l'impressione di potersela giocare con le Red Bull. Hamilton ha finito quarto, limitando i danni.
DRS: ha reso facile i sorpassi, persino troppo. Credo però che in questo GP le fasi più belle di gara siano state quelle accadute nei punti in cui  l'uso del DRS era vietato. Personalmente ne farei a meno, bastano le Pirelli.
Pirelli: una miriade di cambi gomme, forse l'ultimo cambio per parecchi è stato solo prudenziale, ma la sostanza ormai è questa. Rimane il fatto che la presenza in pista di una Formula 1 è sostanzialmente cambiata da quando sono comparse le mescole "scarpina di Cenerentola a mezzanotte". Le macchine sembrano più vulnerabili e le lotte più serrate.
Ecclestone: lo zio ha creato la Formula 1 così come è adesso. Ancora una volta credo abbia ragione quando dice che lasciare tutto il circo a una televisione a pagamento potrebbe essere l'errore fatale per la Formula 1.

2 commenti:

Cangio91 ha detto...

DRS o no DRS? Questo è il dilemma..:)
P.S (io credo che senza quel sistema i piloti più veloci non riescono a passare nei circuiti ostici come Cina, Barcellona, Ungheria, Abu Dhabi ecc....forse bisognerebbe usarlo solo in certe date...:P

acorba67 ha detto...

boh, secondo me l'idea deve essere sviluppata in qualche modo... certi sorpassi oggi facevano pensare a un guasto della macchina davanti

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