mercoledì 22 giugno 2011

Felici e scontenti

Amato e odiato,  criticato dai partecipanti ma dagli stessi agognato e inseguito senza compromessi, questo è sempre stato il Rally di Montecarlo, sin dal suo nascere. E di motivi per provare sentimenti contrastanti nei confronti di questa gara ne sono sempre esistiti: a partire dal famigerato percorso d'avvicinamento al percorso comune, caratteristica storica del Rally di Montecarlo, il quale prevedeva le più disparate sedi di partenza disperse in tutta Europa, e che creava disparità macroscopiche tra i partecipanti a causa delle condizioni meteorologiche. Vero che ognuno si sceglieva la propria sede di partenza, ma a volte il tutto si trasformava in una vera e propria lotteria.
Per non parlare delle regole utilizzate per assegnare la vittoria finale: si parte dal numero di passeggeri trasportati, alla distanza percorsa, alla minore quantità di punti di penalizzazione raccolti durante il tragitto, dove le penalizzazioni venivano attribuite sulla base di prove di dubbia abilità - slalom tra birilli, prove di elasticità di motore o di frenata - dopo che gli equipaggi avevano percorso 5000 chilometri nelle condizioni più estreme
Addirittura nelle prime edizioni esisteva anche una classifica sulla base delle condizioni estetiche delle macchine al loro arrivo a Montecarlo. E infine vale la pena di citare la "Coupe de Confort", criterio che premiava la comodità delle vetture al traguardo: nel 1936 una coppia di francesi in doppio petto, camicia immacolata, perla sulla cravatta, al volante di una Delahaye erano ormai sicura di averla vinta, quando apparve sulla linea del traguardo un equipaggio inglese che sulla propria Wolseley aveva montato un lavabo!
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