Le interviste impossibili: David Purley

Mi aspetta al bancone di un pub di Bognor Regis, nel Sussex. Quando lo intravedo in mezzo alla piccola folla ha appena finito di parlare con un paio di altri avventori. Già a prima vista sembra, anzi sicuramente lo è, quello che adesso si definirebbe un anti-divo.
David Purley non sarà mai ricordato come uno dei migliori piloti della sua generazione, altri si possono fregiare di questo titolo, ma tutti quelli che lo hanno conosciuto lo ricordano come una persone semplice, leale e sincera, e soprattutto coraggiosa, molto coraggiosa.
Perché il manifesto sulla terra di David Purley rimane la sua corsa tragica e disperata verso la March 731 in fiamme di Roger Williamson al GP d'Olanda del 1973, i tentativi inutili di riportarla nella sua posizione naturale, il suo strappare dalle mani l’estintore al commissario bloccato dal terrore, i gesti sconsolati per tentare di fermare gli altri colleghi che invece passano e continuano a girare senza rendersi conto dell’accaduto, il suo arrendersi alla fine, ma far sentire arresi gli altri non lui.

-YAF1BLOG Scusa se la domanda ti sarà stata posta tante altre volte ma non posso non iniziare col parlare di Zandvoort 1973. Cosa ti ricordi?
-DP Non ti preoccupare, immaginavo, non sei certo il primo... dunque, la gara era appena iniziata, ricordo che io stavo addosso a Roger ma di provare a passare non ci pensavo nemmeno, poi a un certo punto in un tratto molto veloce la sua March ha colpito un cordolo e la macchina è volata contro il guardrail, si è piegata su di un fianco, lì io mi sono attaccato ai freni, mi sono fermato a bordo pista e sono sceso, è stato comunque tutto molto confuso.
-YAF1BLOG Ti sei quindi reso subito conto della gravità di quello che stata succedendo?
-DP No, il mio è stato puro istinto, sono stato sei anni nel corpo dei paracadutisti, è l'istinto di aiutare un compagno in difficoltà per me è stato più forte di qualsiasi altro pensiero.
-YAF1BLOG Poi cosa è successo?
-DP Sono arrivato davanti alla sua March in fiamme, era su di un fianco e la macchina era troppo pesante per poter riuscire a raddrizzarla da solo, i commissari poi erano completamente paralizzati, e non potevano certo essere molto d'aiuto vestiti come se dovessero andare a un picnic. E' stato terribile, sentivo le urla di Roger... tremendo.
-YAF1BLOG Cosa hai pensato di tutti gli altri piloti che continuavano a girare senza fermarsi?
-DP E' stata la cosa che più mi ha sconcertato, per tre, quattro giri sono passati tutti, paladini della sicurezza compresi, davanti alla macchina in fiamme e nessuno si è sognato di fermarsi. Come se la faccenda non li riguardasse.


-YAF1BLOG Qualcuno nel dopo gara ha detto che vedendo i commissari immobili e tu a bordo pista pensavano non ci fosse nessuno dentro la macchina.
-DP Tutte balle, qui entra in gioco la coscienza e l'istinto, per me c'era un compagno in difficoltà, mi sarei fermato in ogni caso.
-YAF1BLOG Eravate amici tu e Roger Williamson?
-DP No, non particolarmente, ci conoscevamo si dai tempi della Formula 3, ma non eravamo particolarmente legati, però di fronte a una macchina in fiamme non è questione di amicizia fermarsi o no per dare una mano.
-YAF1BLOG Non hai avuto paura di fronte al fuoco?
-DP No, per niente, forse perché ho imparato a convivere con la paura nei paracadutisti. Quando sei a ottocento piedi di altezza carico di granate e armi, a portellone aperto, la paura devi controllarla per forza, non hai via di scampo. In fondo correre in macchina per me è stata una faccenda quasi rilassante.
-YAF1BLOG  Hai anche ricevuto per il tuo atto di coraggio una medaglia al valore dalla Regina Elisabetta,  e anche il Siffert Trophy-
-DP (Alza le spalle) Avrei preferito non ricevere quei premi, e magari se qualcuno quel giorno si fosse fermato subito non sarebbe stato necessario vincere nessun premio.
-YAF1BLOG Onestamente come valuti la tua carriera di pilota?
-DP Non male... (ci pensa un po' su) chiariamo una cosa, mi sono sempre ritenuto uno parecchio veloce, ma a me piaceva soprattutto la competizione, la velocità, l'adrenalina della gara, il ruota a ruota, in queste situazioni sin dai tempi della Formula 3 me la sono sempre cavata alla grande, anche con gente che poi ha vinto parecchio. Tutto il resto per me era noia: test, collaudi, no, non facevano per me, io volevo solo correre. Con questa mentalità non potevo nemmeno sperare di andare molto avanti.
-YAF1BLOG Altri piloti del tuo periodo erano un po' così, mi viene in mente James Hunt per esempio...
-DP Beh, forse James aveva più talento di me... (ride)
-YAF1BLOG Ma tu eri più coraggioso?
-DP Probabile, pensa che io adoravo Chimay, una pista che tutti gli altri invece cercavano di evitare come la peste. Quel circuito era infernale, velocissimo, scivoloso, formato da tratti di strada pubblica senza guard rail, c'erano dei curvoni in discesa da prendere in pieno dove era una sfida continua tenere giù il piede.
-YAF1BLOG E tu?
-DP Io tenevo giù, scacciavo ogni pensiero urlando nel casco, urlavo sino a sfondarmi i polmoni, un altro dei trucchi che mi sono tenuto dall'esperienza come paracadutista.
-YAF1BLOG E funzionava?
-DP Su quella pista sicuramente sì. In Formula 3 ho vinto per tre anni dal 1970 al 1972, davanti a gente come Hunt, Brise, Walker, insomma i migliori in quel periodo. Quella pista per me era fantastica.
-YAF1BLOG Un po' pericolosa però...
-DP Sì, ma meglio quelle discese con alberi ai lati da prendere in pieno, che una sessione di test con qualche manager pedante che vuole spaccare il bullone.
-YAF1BLOG E' per questo che ti sei deciso a costruirti una macchina da te?
-DP Beh anche, in questo modo ho evitato ogni discussione con qualsiasi team manager.

Ride ancora, alle nostre spalle passa un tizio, gli dà una pacca sulle spalle, David si volta, lo saluta con un grossa risata.
Ci si vede al prossimo post con la seconda parte di questa intervista impossibile...

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