Le interviste impossibili: David Purley (parte 2)

Uno con il suo carattere non avrebbe potuto fare carriera facilmente in quel mondo, e forse non avrebbe potuto farla in nessun mondo possibile.
Per la stagione 1977 David Purley tenta il rientro in Formula 1. Commissiona a Mike Pilbeam, ex progettista del team BRM, la costruzione di una propria monoposto, giusto per distinguersi ancora una volta. Lo sponsor è l’azienda del padre, il nome anche. La monoposto viene chiamata LEC.

-YAF1BLOG Parliamo della LEC, la tua vettura non era malaccio comunque.
-DP No anzi, con un po' più di soldi e un po' più di tempo avrei potuto levarmi qualche bella soddisfazione.
-YAF1BLOG Quella stagione, la 1977, fu la più ricca di avvenimenti per te.
-DP Beh diciamo fu l'anno che decise la mia carriera, prima l'esordio della macchina nuova, la LEC, costruita con tanta passione, e con cui riuscì a fare anche dei buoni risultati,  a Brands Hatch, alla Race Of Champions arrivai sesto, non malaccio per un catorcio fatto in casa.
-YAF1BLOG E a Zolder per paio di curve addirittura ti trovasti in testa alla corsa.
-DP Quel giorno a Zolder fu veramente divertente, pioggia, poi pista umida, poi asciutta, in parecchi andarono in confusione e così finì per trovarmi in testa alla gara, io e la mia LEC auto costruita, quella sì che fu una soddisfazione, peccato per come è andata poi...
-YAF1BLOG Ma cosa successe con Lauda quel giorno?
-DP Niente di che... (ride ancora) successe che io a causa della pista che si stava asciugando e conseguente caos ai box tra entrate e uscite per i cambi gomme mi sono trovato al comando della gara, guardo negli specchietti e questo tizio alla guida di una macchina rossa si sbracciava pretendendo che lo facessi passare.
-YAF1BLOG E tu?
-DP Secondo te?
-YAF1BLOG Alla fine ci fu anche parecchia tensione fra voi due.
-DP Oh sì, perché lui andò poi in testacoda nel tentativo di passarmi, e dopo la gara disse che un coniglio in pista avrebbe dovuto far passare dei piloti in lotta per la vittoria.
 -YAF1BLOG Ma anche tu eri in lotta per la vittoria.
-DP Esatto, e io gli risposi che se un campione su una Ferrari non è in grado di sorpassare un coniglio alla guida di un LEC allora tanto campione non deve esserlo.
-YAF1BLOG E poi?
-DP Lo mandai a quel paese... e gli consigliai dove infilarsi quel dito... (stavolta ridiamo tutti e due)
-YAF1BLOG Poi arrivò Silverstone...
-DP (beve un sorso di birra, scuote la testa) Vedi, in quel fine settimana sentivo poter fare qualcosa di importante, a Silverstone a quel tempo c'era da tenere giù il piede e basta, solo che la mattina del venerdì ho un principio d'incendio, mi fermo e gli addetti mi riempiono il motore di liquido estinguente, il fuoco si spegne quasi subito, solo che la reazione tra quel liquido e benzina tende a creare una sostanza solida simile al calcestruzzo, le pre-qualifiche erano alle porte e probabilmente ai miei box non hanno avuto tutto il tempo di pulire bene quella zone e così alla Becketts mi sono ritrovato con l'acceleratoria bloccato al massimo...
-YAF1BLOG Da 170 a 0 km/h in settanta centimetri, una decelerazione vicina ai 180 G.
-DP Esatto, solo io potevo fare uno schianto del genere... (sorride ancora, ma si vede che il ricordo è tutt'altro che piacevole)
-YAF1BLOG Da lì poi ti sei ripreso?
-DP Sì ma è stata dura, persino per uno come me, avevo fratture in tutto il corpo, sette costole rotte, fratture multiple a bacino e gambe, le gambe erano poi messe molto male, ho dovuto subire un sacco di operazioni, fare riabilitazione per mesi prima di risistemare un minimo le cose.
-YAF1BLOG E infatti sei tornato in pista no?
-DP Sì ma in me si era spento qualcosa, ho ripreso a correre in Inghilterra, Formula Aurora, più che altro per provare a me stesso che nessun incidente mi avrebbe mai fermato ma in fondo avevo perso la voglia.
-YAF1BLOG Ti è però rimasta la passione per volo.
-DP Infatti, la mia prima passione, mi sono buttato su quello, oltre che sull'azienda di mio padre, c'erano centinaia di famiglie che dipendevano da ne, non potevo fallire, in fondo una sfida anche questa.

E proprio cadendo con un aereo acrobatico nel 1985, al largo delle scogliere della sua Bognor Regis, arriva lo schianto che segnerà la sua fine. David Purley era fatto così: un animale senza padrone, un maverick. Così venne definito da più di un giornalista.
Di lui si dirà che era un pilota veloce, leale, istintivo e soprattutto coraggioso. Perché David Purley aveva capito come sconfiggere la paura: semplicemente urlando nel casco.

Le sue nove vite si erano esaurite. David aveva decisamente usato tutta la sua fortuna. (James Hunt)

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