Le interviste impossibili: Willy Mairesse

Partiamo con questa rubrica un poco - forse parecchio - visionaria. Le "Interviste impossibili": impossibili non perché gli intervistati siano particolarmente scorbutici, o talmente impegnati da non avere un attimo libero nella propria agenda; è che in questo mondo sarebbe proprio impossibile parlargli.
Willy Mairesse venne trovato morto suicida in una camera d'albergo a Ostenda nel 1969. La fece finita dopo che le conseguenze di un incidente, occorsogli un anno prima a Le Mans, lo convinsero che non avrebbe potuto più continuare a correre. Era un pilota dotato di un temperamento incredibilmente sanguigno, indomito, sempre al limite, anche a costo di commettere più errori degli altri. Rimane uno degli esempi più evidenti di amore incondizionato per la velocità. In parecchi ricordano la sua espressione spiritata prima del via di una gara, una grinta scolpita nei lineamenti che ti faceva sperare di non aver mai a che fare con lui in pista. Ma amava le corse forse più della sua stessa vita.

-YAF1BLOG Allora Willy, parliamo del tuo approccio alle corse, la tua era passione pura per la velocità.
-WM Assolutamente, non ho mai pensato ad altro in vita mia. Ho corso dappertutto e con qualunque mezzo mi mettessero a disposizione, con ruote scoperte o coperte, non mi importava molto la categoria, l'importante è che potessi soddisfare questo mio desiderio irrefrenabile. Ho corso prima nei rally, Sport Prototipi, ho vinto il Tour de France e poi, dopo avermi visto battere Olivier Gendebien, Enzo Ferrari si è accorto di me e mi ha ingaggiato nella sua scuderia.
-YAF1BLOG Sei sempre stato definito come un pilota grintoso e...
-WM Sì, grintoso ma mai scorretto, sfido chiunque a dimostrare il contrario.
-YAF1BLOG (notare che non sono riuscito a concludere nemmeno una frase)... sei stato coinvolto però in parecchi incidenti.
-WM E allora? Non significa nulla. Io non ho mai mollato di un centimetro, e in quei tempi le piste non erano quelle di adesso e ci voleva poco per provocare un incidente. Ma mai ho cercato di danneggiare deliberatamente un avversario: semplicemente volevo stare davanti a chiunque.
-YAF1BLOG Però nel tuo debutto in Formula 1, a casa tua, a Spa nel 1960 qualcosa in pista accadde.
-WM Il Commendatore mi aveva dato subito fiducia, diceva che sentivo la macchina, e mi diede l'occasione della vita: debuttare a Spa, praticamente il giardino di casa mia. Quella era la mia pista, erano in pochi a saperla affrontare come me, perché quei 14 chilometri non erano mai uguali agli altri, a ogni giro la pista mutava, sembrava sempre diversa da quello precedente. Quella volta poi gli organizzatori decisero di aumentare la lunghezza della corsa a 500 chilometri: tanto per rendere le cose ancora un po’ più difficili. In corsa stavo lottando per il secondo posto con la mia Ferrari Dino 246 a motore anteriore con Chris Bristow su Lotus. Ci siamo superati un paio di volte, poi a Burneville Bristow ha perso il controllo della sua Lotus, è uscito di strada ed è morto sul colpo, ma da parte mia non c'è stata nessuna manovra sporca.
-YAF1BLOG E cosa dici allora dell'etichetta di "bad boy" che ti era stata affibbiata?
-WM Anche allora esistevano i media e le crociate contro qualcosa o qualcuno. Dopo quel GP, qualcuno pensò di scaricare su di me tutti i problemi di sicurezza dell'automobilismo sportivo. Ma non ci ho mai fatto troppo caso. Gli incidenti erano parte delle corse, e le corse erano la mia vita, altro non mi è mai importato.
-YAF1BLOG Quell'anno poi conquistasti il primo podio in Formula 1. Come ti sembrò?
-WM Sì a Monza, ma in verità fu poca roba. Le squadre inglesi non si presentarono per protesta contro l'anello ad alta velocità. Praticamente fu una lotta in famiglia con le altre due Ferrari di Phil Hill e Richie Ginther.
-YAF1BLOG Allora parliamo delle tue vittorie nella categoria Sport; hai vinto a Spa, al Nurburgring...
-WM ...Serbring, Tour de France, Targa Florio, bel periodo quello, forse il mio periodo migliore.
-YAF1BLOG E poi?
-WM Poi nel 1962 corro ancora Spa in Formula 1, e ancora mi trovo impegnato in una lotta ruota contro ruota con un pilota inglese. Questa volta Trevor Taylor, il pubblico era tutto per me, sentivo che quella volta avrei potuto conquistare la mia prima vittoria in Formula 1, anche per lui credo fosse un po' l'occasione della vita. Ci sorpassammo un'infinità di volte, e poi fini che ci toccammo a Blanchimont, ma quella volta andò male a me: la mia Ferrari si ribaltò e prese fuoco. Con una dinamica così all'epoca era praticamente impossibile sopravvivere, invece riuscirono a estrarmi dall'abitacolo e in qualche modo me la cavai.
-YAF1BLOG Perché in qualche modo?
-WM Perché il fuoco mi provocò ustioni di secondo grado su tutto il corpo, non una roba troppo bella, ma le corse erano così.
-YAF1BLOG Questo non ti indusse a riflettere e magari modificare il tuo modo di correre?
-WM In parte sì. Credo che quell'incidente ha segnato un punto di non ritorno nella mia carriera, anche se lì per lì non me ne sono reso conto subito, anzi, mi sono sforzato di non rendermene conto. Sono ritornato al volante di una Ferrari di Formula 1 a Monza, e in gara è stato un gran bel duello con Bruce Mclaren, un vero signore in pista, un piacere lottare con lui, alla fine sono arrivato quarto ma me la ricordo ancora adesso come una gara molto divertente.
A questo punto Willy Mairesse si alza dalla sedia, si avvia verso una finestra del suo studio, fuori piove, abbozza un mezzo sorriso. Alza le spalle e ritorna serio.
-WM Però quell'incidente a Spa nel 62...

I resti della Ferrari di Willy Mairesse dopo l'incidente a Spa nel 1962

L'intervista non è finita qui. Ci si vede in uno dei prossimi post con la seconda parte di questa "Intervista impossibile".

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