Del merito di una vittoria.

Certo immagino: sei in Brasile, intervistato da un giornalista brasiliano a proposito di uno dei pochi brasiliani ancora in Formula 1, e allora certe affermazioni ti vengono fuori non dico guidate, ma quasi. Lo stesso però le dichiarazioni di Jacque Villeneuve rilasciate pochi giorni fa secondo cui il titolo di Raikkonen nel 2007 non sarebbe meritato ti inducono a una qualche riflessione.
Lasciando perdere il delirio di motivazioni secondo cui Massa era più meritevole di Kimi - una roba da LSD o ballerina brasiliana a pochi centimetri dalla tua faccia - viene da pensare a quanti campionati nella storia della Formula 1 siano stati "poco" meritati.
Facciamo un po' di dietrologia, roba da spiaggia, da caldo, da delirio appunto... già su quello di Farina nel 1950 viene da dire che forse qualcosa di strano ci fu in occasione dell'ultima prova del campionato a Monza; e anche su quello di Hawtorn nel 1958 aiutato da uno spudorato gioco di squadra da parte della Ferrari, o quello di Phil Hill nel 1961 favorito dalla tragedia di Monza in cui perse la vita il compagno di squadra Von Trips, ma anche quelli di Hunt nel 1976, Rosberg nel 1982, Hamilton nel 2008. Insomma se si ha voglia di dare aria alla bocca se ne dicono di str....
E allora? E allora giù le mani da Kimi, ma anche da David, Tom, Tony, James, Ronnie, Lorenzo, Vittorio, Clay, Pedro, Jochen, Willy, Gilles, e sicuro che ne sto sicuramente dimenticando un'altra decina buona, tutta gente per cui la presenza in pista ha avuto un significato oltre ogni aingole vittoria, o campionato vinto. Perché il personale sedimento di anni di passione "sfrenata" verso la Formula 1 è racchiuso tutto in questi nomi.
E su Jacques Villeneuve viene in mente una frase un po' crudele di un manager di Formula 1 più o meno noto che un giorno se ne uscì:
- Jacques Villeneuve? Ah sì, pilota indimenticabile il padre.
E adesso me ne torno in spiaggia.

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