giovedì 15 settembre 2011

E' tornato? Forse...

Chiariamo subito un concetto: da queste parti Schumacher non è mai stato un granché simpatico. Perché? Perché non si dimenticano le mosse di Adelaide 1994 e Jerez 1997; perché certe "amnesie" sulle traiettorie da prendere - a danno dell'avversario di turno - tendono a ripetersi ciclicamente come capita a chi vorrebbe smettere di fumare ma alla prima occasione si fa una tirata di quelle da sfondarsi; perché per chi, tra tanti, ha ammirato anche gente come Brambilla, Peterson, Pryce, Patrese o Raikkonen, uno che vince così tanto non può proprio essere simpatico
Ciò nonostante non si può chiudere gli occhi di fronte a certe cifre - anche se l'idea che senza certi tragici avvenimenti a questo punto della storia della Formula 1 avremmo dovuto avere tre piloti a cinque titoli mondiali, Fangio, Senna e Schumacher, nessuno me la leverà mai - ma soprattutto si deve riconoscere al tedesco la sua volontà ferrea, al limite dell'incoscienza, di mettersi in gioco ogni volta. Senna e Fangio prima di lui hanno sempre voluto avere tra le mani la macchina migliore - chiamateli scemi - Michael no.
La carriera di Schumacher si è evoluta attraverso tappe straordinariamente simili: Benetton, Ferrari e più recentemente Mercedes. Quando queste vetture sono state adottate dal tedesco nessuna era la migliore del periodo, anzi, ma questo non lo ha mai spaventato. Fangio faceva diventare matto persino uno come Enzo Ferrari e saltava continuamente dall'abitacolo di un'Alfa, a quello di una Ferrari o una Maserati o Mercedes pur di avere la macchina migliore; Senna sembrava un politicante con messaggi a mezzo mondo pur di convincere chi a dargli il telaio migliore, chi il motore più potente, e quando prese il volante di McLaren e Williams sapeva di avere tra le mani il mezzo migliore. Michael Schumacher no.
Il suo è stato un risalire ogni volta una china, con delusioni, tanto lavoro e alla fine le vittorie. Anche nel ciclo della Mercedes 2010-2011 sembrano ora intravedersi i primi segni di una risalita. Chissà se il tedesco riuscirà ad avere a disposizione un numero sufficiente di stagioni per poter concludere l'opera.
Ecco, questo rende la sua figura di pilota unica nella storia della Formula 1; al di là di vittorie, o pole position, o titoli conquistati... e magari anche cambi multipli di traiettoria o simpatie:)
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