Sul cucuzzolo della montagna

Qualcuno se lo ricorderà certamente: Ukyo Katayama, pilota giapponese impegnato in Formula 1 nei dintorni dei primi anni novanta. La sua esperienza nel circus non fu delle più negative: addirittura durante la sua migliore stagione - la 1994 - qualche illustre commentatore se ne uscì con una frase che negli anni successivi avrebbe avuto di che pentirsene:
- Ukyo Katayama è di gran lunga il miglior pilota mai prodotto dalla terra del sol levante.
Tale entusiasmo era dovuto ai risultati ottenuti in quella stagione, dove conquistò anche 5 punti mondiali frutto di due quinti e un sesto posto. Negli anni successivi - al volante di Tyrrell e Minardi - si distinse però più che altro per l'incredibile numero di uscite di pista, e la sua esperienza in Formula 1 terminò senza troppa gloria alla fine del 1997.
Non è del suo rendimento in pista che però vogliamo parlare in questa sede - a tal proposito prima di chiudere il capitolo corse vale anche la pena di ricordare anche un suo secondo posto alla 24 Ore di Le Mans del 1999, non male per uno scarso - quanto dell'attività che lo impegnò una volta uscito dalle corse.
Katayama si dedicò all'alpinismo, rischiando anche la vita qualche anno fa quando sul monte Fuji lui e due suoi compagni furono colti di sorpresa dal maltempo. Solo grazie all'intervento di un elicottero di soccorso Ukyo se la cavò con un paio di dita congelate, ma  per i due compagni non ci fu scampo.
Viene da pensare a quella frase di Hemingway - ammesso che veramente sia stato lui a pronunciarla: "l'alpinismo, la corrida, la boxe e le corse automobilistiche sono gli unici veri sport. Gli altri sono soltanto giochi".
Quando vedremo l'impavido Ukio sul ring o in una Plaza de Toros?

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