venerdì 21 ottobre 2011

Il Conte Masetti e i tedeschi

Nel 1922 venne revocato ai tedeschi il divieto di partecipare alle competizioni internazionali automobilistiche a seguito dei fatti della prima guerra mondiale.
Quelli della Mercedes presero la faccenda di petto: alla Mille Miglia si presentarono con una squadrone da far paura. Iscrissero sei nuovi modelli turbocompressi e, tra piloti e meccanici, si portarono dietro un vero reggimento. Nei loro box potevi trovare praticamente un esperto per ogni componente della macchina. C'era il tecnico delle candele, quello delle gomme, quello dei cuscinetti; quello dell'impianto elettrico; il tizio delle luci e anche quello della benzina. Le pile di gomme e le cataste di ricambi raggiungevano altezze mai viste prima d'allora in Sicilia. Le nuove Mercedes poi erano potenti e pesanti, incutevano timore e rispetto solo a vederle.
Prima della gara la squadra tedesca organizzò prove di cambio gomme - proprio come adesso in Formula 1, solo che allora l'operazione era tremendamente più complicata - e quel nugolo di meccanici ronzanti intorno alle macchine stupi tutti effettuando l'operazione in qualche decina di secondi. Addirittura prima della partenza venne organizzata la festa per la vittoria ed era già stabilito come dividere il premio in denaro.
Insomma come capitò spesso in quegli anni di inizio secolo a loro non importava molto di risultare simpatici: per i tedeschi l'automobilismo non era proprio uno sport; era più un mezzo per ribadire una certa superiorità nazionale. Ce n'era di roba per far girare le balle a qualcuno, soprattutto in quei tempi di nazionalismi particolarmente accesi.
Va beh. Ritorniamo alla Targa Florio del 1922; alle espressioni stupite e perplesse del resto dei concorrenti di fronte a cotanta dimostrazione di potenza. Chi poteva solo pensare di rivaleggiare con questi tizi? Magari con un solo meccanico a bordo, una cassetta degli attrezzi e un paio di treni di gomme di ricambio? In parecchi pensarono che forse non sarebbe stata nemmeno il caso di sprecare benzina. E sbagliarono.
Perché? Perché in tutto quel bailamme di potenza, certezze, organizzazione, gomme, ricambi, esperti, tecnici e ingegneri, finì che le potenti ma poco maneggevoli Mercedes si persero per i tornanti delle Madonie. E durante le soste il tizio che ne sapeva più degli altri delle gomme pensò di saperne di più anche di carburazione; quello dei cuscinetti credette di poter dare una mano anche per gli pneumatici; e quello dei pneumatici un paio di dritte sull'impianto elettrico era certo che avrebbe potuto darle.
Insomma le soste ai box delle Mercedes diventarono un incubo: nella confusione venne messa acqua nei serbatoi della benzina; benzina nei radiatori; dadi delle ruote e tappi di serbatoio ballonzolavano in mezzo a quella selva di gambe impazzite. I piloti si ritrovarono ad attendere per minuti il rimontaggio di un pneumatico. Alla fine la spedizione tedesca si risolse in un fiasco: la prima delle Mercedes si classificò solo sesta.
Vinse il Conte Giulio Masetti, nobile fiorentino con la passione della velocità e in particolare della Targa Florio, proprio alla guida di una Mercedes privata, sfruttando la confusione ai box ma anche l'ottusa potenza tedesca imprigionata nel cuore della Sicilia.
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