Una passione che non può morire

Circuito di Riccione
Vien da fare un'ultima riflessione però, prima di partire tutti quanti per l'India.
Simoncelli piaceva a tutti perché era una persona che “dava gusto”. E’ cosi che si dice in Romagna. Conquistava nel suo modo di affrontare le difficoltà e imprevisti sempre con il suo sorriso, assieme a quella cantilena marchio di fabbrica della sua terra. E da il giorno che se ne è andato abbiamo frapposto l’immenso dolore alla convinzione che stava facendo quello che amava. Ed era assolutamente giusto così.
La passione per i motori, per la pista e il rombo dei cilindri è qualcosa che fa parte integrante di te se sei di quelle bellissime e vaste colline.
Tutta la mia famiglia è di laggiù e anche io, pur essendo nato nel nord, sono stato influenzato da questa incredibile atmosfera. E’ da quando ero in fasce che ogni estate torniamo “a casa”, vivendo mesi e mesi negli stessi luoghi di Rossi, Dovizioso, Pasini e Simoncelli. E questa nostra passione per il mondo delle corse porta la stessa identica impronta. Il Sic però, fra quelli che ce l’avevano fatta, era il più genuino di tutti. L’unico che non era cambiato in nulla, nonostante un palco importante come il motomondiale e contratti sempre più importanti e ricchi. Un idolo alla pari di Valentino, pur non avendo vinto tanto quanto lui, una icona non appena i suoi folti ricci sono entrati nel piccolo schermo.
Persino quelli che non seguono il mondo delle due ruote provavano simpatia nei suoi confronti. Un ragazzo speciale, un orgoglio per noi tutti estasiati nell’avere come compaesani campione del loro calibro. E d’un tratto è finita. Una veloce piega a destra nella lontanissima Malesia e buio. Il nostro “burdèl” non c’è più. Mio padre smise di vedere la Formula 1 non appena si spense anche Senna. Io non riuscivo a capire il perché avesse rinnegato questa suo sempre presente amore verso il motorsport. Da domenica, purtroppo, ho appresso. E a pensare con il freddo raziocinio il gioco non vale per nulla la candela.
Poi però mi viene in mente la felicità che provo ogni volta che raggiungono l’immenso garage di mio zio, dove riposa la sua stupenda Moto Guzzi del 1960. E lui, come un rituale che dura da tantissimi anni, appena può la lucida, revisiona, la accende per sentire il suo animo rombare. Brividi sulla pelle. Oppure le tantissime feste di paese nelle fresche sere d’agosto, l’odore della piadina calda mischiata ai più disparati racconti dei tantissimi motociclisti presenti. O quei bambini di neppure sei anni che corrono come pazzi nell’autodromo di Misano non appena la pit-lane si risveglia dalla pausa tra una sessione e l’altra.
Qui la logica non c’entra. Qui si entra in un campo più profondo e misterioso. Un incondizionato amore che dona una incondizionata forza. Andremo avanti dunque, torneremo a sorridere non appena il semaforo rosso si spegnerà. Senza paura, senza limiti. Senza mai dimenticarti.
Diobò se è vero.

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