lunedì 7 novembre 2011

Inizio e fine di un dominio

La prima vittoria a Le Mans la Ferrari la ottenne già nel 1949, agli albori della propria storia, con la 166MM e Luigi Chinetti che guidò per quasi ventiquattrore pur di aggiudicarsi la maratona francese.
Poi ci fu quella all'ultimo respiro di Gonzales e Trintignant del 1954, con una sosta ai box interminabile nelle ultime fasi di gara che rischiò di mandare all'aria tutto quanto; e quella del 1958 con Gendebien e Phil Hill.  Ma fu con la serie di vittorie dal 1960 al 1965 che la Ferrari pose la propria impronta nella storia della 24 Ore di Le Mans.
I primi tre anni videro come motivo di interesse principale della corsa la lotta interna tra le vetture della scuderia di Maranello, con il pilota belga Olivier Gendebien come comune denominatore a queste vittorie: nel 1960 Gendebien e Frerè, nel 1961 e 1962 Gendebien e Phil Hill.
Quella del 1963 fu un trionfo assoluto: vittoria per Scarfiotti e Bandini e prime sei posizioni occupate da vetture del cavallino rampante. Non solo, la Ferrari si aggiudicò anche le prime tre posizioni nella classifica di performance.
Fu questo probabilmente l'apice dei risultati della Ferrari in quel di Le Mans.
Nel 1964 altra tripletta rossa, con Guichet e Vaccarella sul gradino più alto del podio, ma al quarto posto si piazzo l'AC Cobra di Gurney e Bondourant, a presagire la fine del dominio Ferrari ad opera del colosso americano Ford.
Nel 1965 la Ford si presentò in forze: la MK II per gli americani con un motore di sette litri; la più agile 330 P2 quattro litri per la casa di Maranello; una decina di vetture a testa.
Il guanto di sfida alla Ferrari era lanciato.
Al via le grosse Ford di McLaren-Miles e Phil Hill-Amon si portarono al comando imponendo un ritmo esagerato alla gara; qualcuno disse esagerato, e a ragione perchè ben presto si videro i frutti di questa tattica.
Lo scadere delle ventiquattro vide una sola Ford superstite, e per la Ferrari, nonostante il ritiro dei migliori equipaggi, fu ancora una tripletta. Vinse la 250 LM della scuderia americana NART di Luigi Chinetti - proprio quello della prima vittoria rossa a Le Mans - guidata da Jochen Rindt e Masten Gregory, davanti a un'altra 250 LM privata di Dumay e Gosselin, e alla 275 GTB dell'Ecurie Francorchamps guidata da Willy Mairesse e Jean Blaton.
Fu il tramonto dell'impero Ferrari a Le Mans. Da quel momento nessun'altra vettura di Maranello riuscì a conquistare la vittoria assoluta nella gara di durata più famosa di tutti i tempi.
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