Ne vale la pena?

Anche il sottoscritto probabilmente alzerebbe la mano alla domanda: “Chi di voi rivuole Kimi in F1”, e scommetto quasi tutti gli appassionati di Formula 1.
Il non-personaggio di Raikkonen è diventato talmente unico e distinto da risultare indimenticabile. Quel suo modo di comunicare a monosillabi; la voglia pura di guidare evitando tutto il resto, compresi media, riunioni tecniche e pubbliche relazione; lo sguardo imperscrutabile da vero “iceman”.
Il finlandese è mancato al Circus in questi ultimi due anni e le notizie di un suo ritorno sono state subito accolte in positivo. Ecclestone si frega le mani ad avere in griglia ben sei iridati - e non solo lui - i tifosi riabbracciano uno dei più grandi artisti delle monoposto a ruote scoperte, e persino Luca Cordero di Montezemolo, lo stesso che nel 2009 gli indicò l’uscita per far spazio all’arrembante Alonso, oggi vede di buon grado un suo rientro nel circus.
Ma ne vale la pena?
I top-team, giustamente suo obbiettivo visto il peso del curriculum vitae, sono al completo e i loro piani non combaciano con il suo destino. La Red Bull cercherà di tenere Vettel con ogni sua forza e Webber, ormai avviato verso fine carriera, verrà rimpiazzato da uno dei tanti talenti provenienti dalla Red Bull Driver Academy. Stesso identico discorso per la Ferrari, anche lei pronta a dare fiducia ad uno dei suoi giovani non appena il contratto di Massa scadrà. Mclaren invece non ha - per adesso - una sua "scuola di guida", ma in compenso può sfruttare la coppia più forte del mondiale. Un Button mostruosamente costante e veloce, e un Hamilton spettacolare ed efficace - quando vuole. Mercedes e Lotus - e finalmente si è capito di chi è il nome - invece non possono neppure assicurare una vettura pienamente competitiva, visti gli scarsi risultati conquistati soprattutto in questo 2011.
La Williams quindi, storica squadra decaduta, sembra proprio un vicolo cieco. Uno sforzo troppo grande per rientrare dentro il giro, senza che il futuro possa in qualche modo sorridere. Certo, magari nelle prossime stagioni gli uomini del buon Frank riusciranno ad arginare l’enorme gap prestazione oggi presente, ma Kimi è uomo da vittoria, non piazzamenti. Se poi il progetto andrà in porto - tutto grazie al ricco sponsor del Qatar e qualche promessa ambiziosa - allora vorrà dire che è stato lo stesso pilota ad accettare l’idea di giocarsi il tutto per tutto, pur di ritrovare un mondo che, fino a pochi mesi fa, pareva non sentire la mancanza. A una fredda analisi il gioco non vale la candela. E credo che l’interessato lo sappia meglio di tutti. +
Forse meglio quindi sognare che impattarsi contro la dura realtà, perfetta per smontare miti e lavori lunghi una vita - Schumacher insegna.
Comunque io alzo lo stesso la mano alla domanda di prima, perché al cuor, purtroppo, non si comanda.

Nessun commento:

Powered by Blogger.