Dottor Watkins

Lo hanno omaggiato durante la consueta gala di fine stagione della FIA, ma in realtà per Sid Watkins, e quello che ha fatto per la Formula 1, non basterebbe una settimana intera di feste, balli, fuochi artificiali. e premiazioni.
Altro che Red Bull, o Vettel, i sette titoli di Schumacher, o le duecento e passa vittorie della Ferrari.
Professore di Neurochirurgia al London Hospital negli anni settanta, nel 1978 venne incaricato da Bernie Ecclestone di organizzare nel mondiale di Formula 1 l'equipe medica e i centri di assistenza nei vari circuiti.
La situazione in quegli anni era per così dire da "sistemare": sicurezza passiva e attiva ben lungi da diventare quella degli ultimi anni, centri medici inesistenti, equipaggiamento e personale medico fuori da ogni standard sia nella qualità che nel numero.
Watkins cercò di unifornare la situazione in ogni location, e negli anni, e con parecchi sforzi, riuscì nella sua titanica impresa. Divenne punto di riferimento per gli organizzatori, ma anche per gli stessi piloti. Lauda, Senna, in parecchi vedevano in lui una sorta di confidente e ancora di salvataggio nei momenti di difficoltà.
Certo gli incidenti e le morti continuarono - Peterson, Villeneuve, Paletti, Senna e mi scuso per chi non ho ricordato - ma da quel momento ogni incidente divenne un fatto su cui riflettere e da cui apprendere, e non un qualcosa di ineluttabile legato alle corse.
Insieme a Jackie Stewart, Sid Watkins è senz'altro il personaggio trasversale che più ha contribuito a una certa "umanizzazione" della Formula 1, trasformandola in quello spettacolo che ha levigato il suo aspetto primordiale e crudele per presentarsi come circo itinerante adatto a ogni continente, cultura, e spettatore.
Perché se la Formula 1 non è finita a Monza nel 1978, o l'otto maggio 1982 a Zolder, o il primo maggio 1994 a Imola, parecchio lo si deve proprio a lui.

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