venerdì 9 dicembre 2011

Il lato oscuro degli eroi

In attesa che questo (mite) inverno se ne vada, così come il divieto di girare in pista sino allo scoccare del febbraio 2012, la nostra pazza mente di appassionati può iniziare a vagare e affrontare molteplici argomenti, cercando in tutti i modi di scacciare la nostalgia del rombo dei motori.
Ed è in questo personale e poco lucido “viaggio mentale” che la mia attenzione si è concentrata sulle ultime dichiarazioni di Jos Vestappen.
Senza nessun giro di parole, l’olandese afferma che il suo celebre ex-compagno di squadra Michael Schumacher, ai tempi della Benetton 1994, usasse controlli elettronici poco leciti, in grado di trasformare completamente la monoposto concedendoli un margine di prestazione a tratti imbarazzante.
Partendo dal presupposto che sette titoli mondiali non si vincono a casa, questo ennesimo episodio ci fa scoprire il lato oscuro del pilota.
Coraggio, pazzia, passione, ma anche il desiderio e la ferma convinzione di essere il miglior di tutti.
Anche se i fatti cercano di smontare questa teoria. Tutti i driver (professionisti) corrono perché sinceramente convinti della loro superiorità al volante, certi di avere quel decimo in più o una spruzzata aggiunta di talento. In fondo è proprio questa la benzina che mette in moto il loro spirito e la voglia di infilarsi casco e tuta anche dopo innumerevoli incidenti, gare e delusioni. E se qualcosa va storto oppure gli obbiettivi vengono clamorosamente mancati, ecco che si cercano spiegazioni affidandosi a ragioni tecniche o particolari favoreggiamenti da parte del campione in carica o team-mate di turno.
Qualche volta tali dichiarazioni sono vere, altre servono a coprire semplicemente l’impossibilità di superare lo scalino finale.
D’altra parte non tutti sono nati con il manico assoluto, nonostante vi siano vari modi per ottenerlo. Ovviamente chi arriva a così incredibile livelli è certamente un mago e maestro delle quattro ruote, ma anche qui vi saranno sempre persone che riescono a fare la differenza, guadagnandosi la rabbia e le interessanti teorie dei rivali sconfitti. Perché un pilota non può accettare di perdere semplicemente perché l'altro è più bravo. E’ sempre stato così sin dall’alba dei tempi e, fortunatamente, non smetterà mai.
Se le gare sono così combattute è proprio per questo motivo. Se certi campionati assumono un valore tanto importante e leggendario idem, così come quella intensa e unica luce negli occhi dei piloti, in grado di renderli veri super-eroi. Se qualche volta tocca sentire scomodi sfoghi o strampalate pensieri; pazienza.
In fondo è un prezzo davvero irrisorio da pagare.
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