Le interviste impossibili: Tom Pryce

E' stata una faticaccia riuscire a strappargli un'intervista - e bando alle facili battute - ma credo proprio ne sia valsa la pena.
Mi aspetta a Ruthin sua città natale, un paesino del Galles che ti ci fermeresti anche in vacanza, con tante case bianche e una serie di vie dai nomi che a un "povero" italiano come il sottoscritto sembrano frutto di tanti errori ortografici.
L'appuntamento è al "Boards Head", a poca distanza dal "Tom Pryce Memorial". Un minuscolo quanto significativo monumento a ricordare come "Mal" da queste parti non sia mai stato dimenticato.
Sono emozionato, parecchio. Pryce rimane uno degli idoli della mia infanzia automobilistica, e pensare di poterlo incontrare mi provoca un gran mal di stomaco. Le immagini rubate dai giornali dell'epoca con la sua Shadow di traverso erano quanto di più esaltante per un ragazzino invasato di Formula 1. E adesso eccomi qui a pochi passi a lui.
Mi aspetta al'esterno del "Boards Head" al calar del sole, ci stringiamo la mano, mi fa segno di seguirlo, ma non all'interno di quel locale. Si avvia verso una minuscola piazza, l'ufficio postale è ormai chiuso, il traffico è composto da qualche mamma impegnata a ritirare il figlio da scuola e un paio di furgoni di rientro dalla giornata di lavoro. Colgo l'occasione per rompere il ghiaccio:

- YAF1BLOG Anche tu giravi col furgone per queste strade?
- TP (Si lascia andare a un grosso sorriso) Certo, queste vie erano la mia pista privata, e per fortuna che il poliziotto del paese era mio padre e il più delle volte fingeva di non vedere, altrimenti sarebbe stato tutto più complicato.
- YAF1BLOG La tua famiglia era d'accordo con questa tua passione?
- TP Non proprio, ma non mi ha mai nemmeno messo i bastoni tra le ruote, e anche la gente di qui... si può dire che siano stati i miei primi sponsor.
- YAF1BLOG In che senso?
- TP Beh, vendetti anche la mia Mini, ma è grazie anche all'aiuto di un sacco di amici che riuscii a iscrivermi al Daily Express Crusader Championship e avere tra le mani la mia prima monoposto, una Lotus 51 Formula Ford.
- YAF1BLOG E come andò?
- TP Piuttosto bene direi...
Si interrompe, nel frattempo siamo ripassati davanti al "Boards Head", percorrendo una via piena di semplici ma suggestive vetrine illuminate di negozi. Siamo arrivati in una zona piena di villette in mattoni e un paio di capannoni. Punta il dito verso uno di questi, a un centinaio di metri da noi.
- TP E' in questo campo che ho imparato ad andare di traverso, i capannoni non esistevano ancora, era solo fango, e io con i trattori mi divertivo a mandarli in testacoda, bello... di cosa stavamo parlando?
- YAF1BLOG Del tuo esordio in Formula Ford, come andò?
- TP Non male, era il 1970, l'ultima prova del campionato di correva a Silverstone in concomitanza con l'International Thropy di Formula 1. Gran bel contesto per un esordiente come me. Il giorno della gara c'era un tempo infame, pioveva a dirotto, e io in quelle condizioni ci andavo a nozze: mi aggiudicai la vittoria sia in gara che nel campionato.
- YAF1BLOG Immagino che qualche manager ti abbia segnato sul suo taccuino...
- TP No, proprio nessuno, però vinsi una Lola T200 di Formula Ford, e con quella partecipai ad altre gare in quella stagione.
- YAF1BLOG Quindi un buon inizio di carriera.
- TP (Ci pensa un po' su) Niente di folgorante diciamo, ma a me andava bene così.
- YAF1BLOG Quando ti rendesti conto di poter aspirare a qualcosa di più?
- TP Beh, è ovvio che io ci credessi comunque, dovevo convincere gli altri piuttosto. L'anno dopo vinsi il campionato di Formula 100, una strana categoria a ruote coperte con delle piccole vetture Sport, vinsi anche in Formula Vee, e il mio nome iniziò a farsi largo, tant'è che per 1972 riuscii a presentarmi al via del campionato inglese di Formula 3.
- YAF1BLOG Era comunque un punto di arrivo...
- TP Esatto.
- YAF1BLOG Come ti trovasti? So che a quell'epoca in Formula 3 inglese la concorrenza era spietata...
- TP Già, in pista trovavi un sacco di ragazzi in gamba, Hunt, Mass, Brise, Williamson, dovevi sgomitare e non si poteva mollare proprio mai... Prima mi hai chiesto quando mi sono reso conto di poter andare avanti in quel mondo...
- YAF1BLOG Sì.
- TP Beh, quel momento fu a Brands Hatch nel 1972, in occasione della gara di Formula 3 concomitante con la Race Of Champions di Formula 1, e c'erano tutti i nomi che contavano all'epoca. Vinsi con quindici secondi di vantaggio, quel giorno pensai che forse non ero così male.
Sorride, anzi si fa una grossa risata, poi continua.
- TP Pensa che a fine gara i commissari mi smontarono la macchina completamente, perché pensavano avessi barato in qualche modo.
- YAF1BLOG Fu quindi quello il tuo trampolino di lancio.
- TP No, quella prestazione convinse me stesso, per gli altri doveva ancora passarne di tempo, anche perché sul più bello mi fratturai una gamba a Montecarlo, e dovetti restare lontano dalle gare per un po'.
- YAF1BLOG Un incidente?
- TP No, cioè sì, ma non nel senso classico del termine. Successe che durante le prove della gara di Formula 3 a Montecarlo, la mia Royale si ammutolì poco dopo la salita del Casinò. Nemmeno il tempo di scendere per capire il problema che venni colpito da un altro concorrente e sbattuto contro il guard-rail.
- YAF1BLOG Che botta!
- TP Infatti, ma dopotutto potevo ritenermi fortunato se tutto quel caos si risolse solo con una gamba rotta.

Sbuffa. Il sole se n'è andato ormai da un bel po'. Ci fermiamo davanti a un minuscolo spiazzo contornato da una serie di paletti. Su un muro di mattoni una lastra dedicata alla sua memoria.
E' strano ma insieme al buio è calato anche un tepore primaverile. Certo che Ruthin è un gran bel posto, e mi piace pensare che uno come Tom Pryce sia nato e cresciuto in un luogo come questo.

Il resto dell'intervista in un prossimo post.

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