Le interviste impossibili: Tom Pryce (parte 2)

Riprendiamo con la seconda parte dell'intervista impossibile a Tom Pryce: del perché sia "impossibile" ritengo superfluo stare a spiegarlo. Vero?
L'ho incontrato nella sua città natale, Ruthin, Galles, quella che ha visto crescere il timido "Mal", scorrazzare per vie e campi al volante di macchine, furgoni, trattori, e più in generale qualsiasi mezzo possa essere mandato in testacoda. Da lì Tom Pryce è partito con modestia e tanto talento alla conquista del mondo - automobilisticamente parlando - e proprio questa sua ascesa è il nocciolo dell'intervista.

- YAF1BLOG Eravamo rimasti al tuo incidente a Montecarlo nel 1972 in Formula 3. Cosa successe dopo?
- TP Feci un po' di gare nel campionato di Formula Super Vee, vincendone anche parecchie, e anche qualcuna di Formula Altantic, poi nel 1973 si presentò l'opportunità di debuttare in Formula 2 con il team di Ron Dennis, il Motul Rondel Racing Team. 
 - YAF1BLOG Ron Dennis? Nome importante...
- TP Allora un po' meno direi. (sorride)
- YAF1BLOG Anche lì vittorie a ripetizione?
- TP No, solo un secondo posto al Norisring, ma intanto accumulavo esperienza in giro per l'Europa e sarei stato il loro pilota in Formula 1 per l'anno successivo.
- YAF1BLOG Team Rondel di Formula 1?
- TP Sì, Dennis grazie all'aiuto economico della Motul aveva pianificato tutto, solo che all'ultimo momento lo sponsor si ritirò e non se ne fece più nulla.
- YAF1BLOG Quindi?
- TP Quindi intervennero Tony Vlassopulos e Ken Grob che con pochi soldi e tanto entusiasmo portarono a termine il progetto giusto giusto per l’International Thropy a Silverstone del 1974.
- YAF1BLOG E tu?
- TP Io fui impiegato come pilota, autista del trasporto, e anche aiuto meccanico del progetto Token, dalle iniziali dei due.
Ride ancora, e gli brillano gli occhi, mentre passeggiamo nella penombra di Well Street. Un paio di uomini lo salutano, il loro sorriso rimane fisso. Tom abbassa gli occhi e si stringe il viso nelle falde del cappotto.
- TP Finimmo di montare la RJ02 pochi minuti prima della sessione di qualifiche. Ricordo che con il furgone dovetti fare la spola tra i box e il nostro garage per completare gli ultimi pezzi... una fatica, ma che emozione quando uscii per la prima volta dai box.
- YAF1BLOG Ci credo...
Cerco di parlare il meno possibile, è evidente in lui l'entusiasmo nel ricordare quegli avvenimenti.
- TP Era il mio debutto in Formula 1, al volante di una macchina assemblata pochi minuti prima,  ma a me Silverstone piaceva. Allora alla Woodcote e alla Stowe si andava in sovrasterzo che era un piacere, e quello era il modo di guidare che piaceva a me. Feci quattro giri solamente ma riuscii a siglare un tempo buono per presentarmi al via della gara.
- YAF1BLOG Come andò poi il giorno dopo?
- TP Beh con la scarsa preparazione della macchina era praticamente inevitabile che qualcosa andasse storto, a un certo punto si bloccò il cambio e la gara finì lì, ma ce ne andammo da Silverstone contenti comunque.
- YAF1BLOG Avevi fatto il debutto in Formula 1...
- TP Sì, e quasi senza accorgermene (ride)... comunque ci riprovammo al GP del Belgio, a Nivelles, mi qualificai 20° su 31°, ci mettemmo alle spalle gente importante ma in gara mi toccai con Scheckter e anche lì ce ne tornammo a casa a mani vuote.
- YAF1BLOG Deluso?
- TP Abbastanza, anzi in quel momento parecchio a essere sincero, ma la vera delusione arrivò qualche settimana dopo, quando non venne accettata l'iscrizione della Token al GP di Montecarlo.
- YAF1BLOG E perché?
- TP (Fa spallucce) Non lo so, la motivazione ufficiale fu mancanza di esperienza mia, e della squadra, ma in fondo quella non fu una grossa disgrazia, perché da quel momento ci fu una specie di svolta decisiva nella mia carriera.
- YAF1BLOG Da quell'esclusione?
- TP Deluso com'ero non esitai ad accettare la proposta del team Ippocampos Racing per disputare la gara di Montecarlo riservata alle Formula 3 con una loro March 743, e in pista misi tutto quello che avevo.
- YAF1BLOG Come andò?
- TP Vinsi batteria e finale con una ventina di secondi di vantaggio sul secondo. Quel giorno volavo nelle stradine di Monaco.
- YAF1BLOG E finalmente...
- TP E finalmente un manager di Formula 1 mi notò, Alain Rees, della Shadow, era appena morto il loro pilota, Peter Revson, a Kyalami, ed erano alla ricerca di un sostituto.
- YAF1BLOG E anche Lord Hesketh mi pare si fece vivo, o no?
- TP Sì, sì, lui non faceva mai nulla per non farsi notare. Mi fece una proposta per affiancare il loro primo pilota, James Hunt, ma alla fine preferì la Shadow.
- YAF1BLOG Perché?
- TP Troppo caos intorno a loro, sembravano una specie di circo itinerante, andavano anche forte a dir la verità e per James era sicuramente il miglior ambiente, si divertiva parecchio, ma io non ero convinto di trovarmi così bene, ero più rassicurato da Don Nichols e il nero Shadow (ridacchia ancora)
- YAF1BLOG E quindi firmasti per loro?
- TP Sì, e sono convinto che nella mia situazione fosse la mossa giusta, in squadra poi c'era Jean Pierre Jarier, uno che aveva la fama di essere molto veloce, ma a me andava benissimo, avrei avuto subito misura delle mie prestazioni
- YAF1BLOG Il tuo debutto con la Shadow non fu però molto fortunato.
- TP Effettivamente... diciamo che ripresi il discorso interrotto a Nivelles con la Token. Al GP di Olanda feci pochi metri prima di toccarmi con la Hesketh di Hunt e finire nella sabbia all'esterno della curva Tarzan, in Francia mi ripresi, perlomeno in qualifica, e feci segnare il terzo tempo.
- YAF1BLOG Subito lì davanti quindi.
- TP Infatti, pensa che al mio box pensavano a un errore del cronometraggio.
- YAF1BLOG E in gara?
- TP Ancora contro Hunt. Sembrava una specie di maledizione per me: ero preoccupato per le temperature del motore che sulla linea di partenza si stavano alzando un po' troppo, mi concentrai troppo su quelle maledette lancette sul cruscotto e feci una partenza da dimenticare, qualcuno - credo Reutemann - mi colpì da dietro e mi spedì contro James
- YAF1BLOG Seconda gara con la Shadow e secondo incidente al via.
- TP Già, bella la Formula 1, vero?

Siamo arrivati in una minuscola piazza. Guardo il cartello, St. Peter Square, e a dirla così pensi a una piazza, e invece è un piccolo spazio, tanto minuscolo quanto pulsante e che emana fascino e vita da ogni centimetro quadro.
Tom si ferma a un angolo di quella via. Alza gli occhi al cielo, lo faccio anche io di riflesso. Si lascia andare a un'espressione soddisfatta. Mi fido di lui.

Ci vediamo al prossimo post per la terza e ultima parte di questa intervista.

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