Le interviste impossibili: Tom Pryce (parte 3)

Eccoci con la terza  e ultima parte dell'intervista impossibile a Tom Pryce. Nel ripercorrere la sua storia siamo arrivati al racconto del periodo in cui lo vide protagonista nel team Shadow: la sua icona nella storia della Formula 1.
Una squadra che iniziò la sua avventura nel migliore dei modi, ma che con il passare degli anni non sempre riuscì a garantire al funambolico pilota gallese un mezzo all'altezza del suo talento.

- YAF1BLOG Ritorniamo al tuo debutto in Formula 1, due gare ma pochi metri
- TP Sì, e vero, ma in verità la cosa non mi preoccupava troppo, sentivo fiducia all'interno del team, non mi persi d'animo, e poi la gara successiva era il GP di Germania...
- YAF1BLOG Sulla Nordschleife?
- TP Già. Una pista fantastica, guidare su quella pista era come danzare, mi piaceva un sacco, e non ero l'unico ad andare forte su quella pista. C'erano i due della Ferrari, Lauda e Regazzoni, che volavano, io riuscii a limitare i danni in qualifica e a stare davanti al mio compagno di squadra, e poi in gara finalmente superai la prima curva e portai a casa il mio primo punto in Formula 1.
Da St. Peter Square abbiamo imboccato una strada poco trafficata, lo seguo, anche se l'oscurità è ormai calata definitivamente e le luci delle case metro dopo metro si fanno sempre più rade.
- YAF1BLOG Soddisfatto quindi?
- TP Direi di sì, mi trovavo benissimo con i ragazzi del team, e con Jarier, a detta di parecchi, formavamo una bella coppia di piloti. Per il 1975 le premesse c'erano tutte.
- YAF1BLOG Infatti fu il tuo anno migliore no?
- TP Sì, anche se a dire la verità all'inizio di stagione fu Jean Pierre a sfiorare la vittoria e a impressionare tutti quanti con la sua velocità. Fece segnare due pole, e a Interlagos si vide sfumare la vittoria a pochi giri dalla fine per un problema meccanico, in quei momenti andava veramente forte.
- YAF1BLOG Poi però arrivò il tuo di momento.
- TP Finalmente, direi. E chiaramente venne a Brands Hatch, praticamente il giardino di casa mia.
- YAF1BLOG In che senso?
- TP Perché nel periodo dei miei esordi dormivo in un garage adiacente al circuito. In quel fine settimana della Race Of Champions il tempo era da lupi, c'era vento, freddo, e mi ricordo che ogni tanto vedevi galleggiare in aria anche qualche fiocco di neve. Ma la macchina andava da dio, così feci segnare la pole e vinsi la mia prima gara in Formula 1.
- YAF1BLOG Il tuo periodo d'oro continuò anche dopo anche quella vittoria però.
- TP Sì, sì, e da quel momento il mio nome divenne per così dire di moda, alla Peterson, alla Lauda, o alla Hunt, tanto per intenderci, con un sacco di giornalisti a fare capannello fuori dal mio box, una roba a cui sinceramente avrei fatto volentieri a meno.
- YAF1BLOG Ti dava fastidio la notorietà?
- TP Non proprio fastidio, ma a me piaceva la vita dei box, io non uscivo mai dalla macchina in pratica, mangiavo con i meccanici, scherzavo con loro, ero sempre lì... o intorno alla macchina o insieme a Nella.
- YAF1BLOG Lei ti ha sempre supportato vero?
- TP Assolutamente, anche nei momenti bui mi ha sempre seguito, eravamo una coppia inseparabile.
- YAF1BLOG Nella come affrontò la notorietà?
- TP Molto peggio di me, appena vedeva un fotografo nei dintorni girava la faccia dall'altra parte (ride)
- YAF1BLOG Si dice che agli inizi della tua carriera in Formula 1 il tuo standard di comunicazione nel paddock si limitasse a un "Good morning" e basta.
- TP Non è vero, non sono mai stato un chiacchierone, ma preferivo parlare poco, ho sempre pensato che se non ti vengono le parole e perché non le hai da dire. E poi mi pare che anche adesso qualcuno usi metodi simili di comunicazione...
- YAF1BLOG Torniamo a quel periodo però, Tony Southgate disse una volta che con una Lotus o una McLaren tra le mani saresti diventato campione del mondo nel giro di un paio d'anni.
- TP (Si lascia andare a un espressione dubbiosa) Non so cosa avrei potuto fare con quelle macchine, io  guidavo una Shadow e cercavo di portarla al limite. A Montecarlo ero in prima fila a fianco di Niki Lauda ma al via lasciai pattinare troppo le ruote e venni risucchiato nel gruppo, peccato; poi a Silverstone, altra pista di casa, feci la pole e al via partii come un razzo, ma poi venne giù il finimondo dal cielo e io, insieme a metà gruppo, finii nelle reti.
- YAF1BLOG Poi per tua fortuna arrivo ancora il Nurburgring...
- TP Esatto, e quella gara anche se non vinsi rimane per me un bel ricordo. A metà gara ero secondo e iniziai a sentire una sensazione di umido nell'abitacolo, ci volle poco per rendersi conto che si era bucato da qualche parte il serbatoio della benzina.
- YAF1BLOG Fastidioso?
Ride di gusto, si volta verso di me.
- TP Ti sei mai seduto su una pozza di benzina?
- YAF1BLOG No.
- TP Beh, non te lo consiglio. A parte il bruciore insopportabile, già dopo un giro non riuscivo a tenere aperti gli occhi dal bruciore e dalla puzza, per cercare di cambiare posizione mi slacciai le cinture e feci gli ultimi giri senza cinture alzandomi dal sedile di qualche centimetro ogni tanto. Già un giro al Nurburgring era lungo, in quelle condizioni me lo ricordo infinito.
- YAF1BLOG Ci credo, alla fine però riuscisti a finire comunque a punti.
- TP Sì, persi un paio di posizioni e finii quarto, ma te lo ripeto, mi piaceva un sacco quella pista.
- YAF1BLOG Il resto della stagione come andò?
- TP Mah, in squadra ci fu il tentativo di utilizzare il motore Matra al posto del Cosworth, ma l'esperimento non andò bene, e in generale lo sviluppo della DN5 ne risentì. A Zeltweg andai a podio nel diluvio, ma tolta quella stagione diciamo che finimmo in calando.
- YAF1BLOG Però le voci di mercato parlavano di un Tom Pryce in Lotus nel 1976, giusto?
- TP Hai detto giusto, le voci. In realtà parlai con Colin Chapman, ma avevo fiducia in Alan (Ress) e Tony (Southgate) e volevo scoprire sin dove saremmo andati avanti con la Shadow.
- YAF1BLOG E dove andaste?
Fa spallucce, sorride, poi il sorriso si trasforma in una smorfia.
- TP Il 1976 partì anche quello alla grande, finii terzo in Brasile alla prima gara, ma poi le modifiche regolamentari e il disimpegno della UOP come sponsor bloccarono lo sviluppo, e alla fine non tutto andò come previsto.
- YAF1BLOG Proprio mentre James Hunt si laureava campione del mondo.
- TP Vero, ma James aveva un mucchio di talento, se lo meritò, e fui contento per lui
- YAF1BLOG Arriviamo quindi al 1977.
- TP Sì, nuovi sponsor e nuovi colori, arrivò Ambrosio che piazzò un pilota di suo gradimento all'interno del team, ma per me le cose non cambiarono granché. A Interlagos mi si ruppe il motore mentre ero secondo, la macchina non era male a dir la verità, avrei potuto fare qualcosa di buono.
Si blocca. Ci guardiamo intorno: poche case sparse illuminate costeggiano una statale in quel momento pressoché deserta. Non c'è più nessuna traccia di luce nel cielo, e una foschia di minuto in minuto sempre più densa ci sta avvolgendo inesorabilmente.
- TP Non male anche l'inizio di quella stagione, ma poi andammo a Kyalami...
Stringe le guance nel collo del cappotto, poi si allontana da me.
- TP Ma di questo non ne voglio parlare... mi dispiace solo per quel ragazzo.
Fa parecchio freddo. Non riesco a trovare le parole per fermarlo, o forse non voglio nemmeno trovarle, la sua figura viene inghiottita dalla nebbia.
Il mio primo pensiero è su come farò a tornare alla stazione di Ruthin. Un faro di automobile illumina per un attimo una massa scura confusa nella foschia, e poi più nulla.
- YAF1BLOG Grazie comunque per l'intervista!! GrazieEEee...(cerco di urlare, ma la voce mi si strozza in gola)
Penso che sia un modo veramente schifoso per concludere l'intervista, ma penso anche che il modo con cui Tom si congedò da questo mondo fu altrettanto schifoso.

Jansen Van Vuuren era un giovane di Johannesburg, 19 anni soltanto, pieno di belle speranze, desideroso di compiere il proprio lavoro nel modo migliore possibile, sia che facesse il commesso in libreria, sia che fosse impegnato come commissario di pista durante gli eventi motoristici sul circuito di Kyalami. Come normale alla sua età, era pieno di entusiasmo, e non si sarebbe fatto pregare per attraversare un rettilineo mentre su quel tratto sfrecciavano a piena potenza dei bolidi di Formula 1.
Al ventunesimo giro di quel Gran Premio del Sud Africa 1977, qualcosa stava succedendo nel lato della pista opposta alla sua postazione. Finalmente c’era qualcosa da fare. Molto probabilmente fu questo il primo pensiero di Jansen Van Vuuren, mentre Renzo Zorzi parcheggiava la propria Shadow a lato del rettilineo d’arrivo con qualche fiamma e un po’ di fumo che salivano dal motore. Jansen, estintore alla mano, insieme a un collega, non ci pensò due volte ad attraversare la pista per compiere il proprio dovere. Lo fece però proprio nel momento in cui la Shadow di Tom Pryce iniziava il suo ventiduesimo giro incollato alla March di Stuck.
Mentre il suo collega riuscì a raggiungere l’altro lato della pista, Van Vuuren non ce la fece.
Hans Stuck deviò la traiettoria, e Pryce, subito dietro, si trovò la strada libera dagli scarichi della March, solo per vedersela riempita per un istante da un oggetto sicuramente non identificato. L’impatto devastante fu inevitabile.
E per tutti e due quella fu la fine.
C’era un alone impercettibile tutto intorno a rendere Tom Pryce una figura indimenticabile, sia per gli addetti ai lavori, che per i tifosi di tutto il mondo. In un periodo pieno di personaggi eccentrici a tutti i costi, in cui i piloti nascevano da famiglie benestanti disposte a soddisfare i loro capricci, la sua storia rappresentò un’eccezione.
Per questo motivo, ancora adesso, a decenni di distanza, quando qualcuno nomina Tom Pryce è ancora inevitabile sentire un senso di tristezza. Perché Pryce non sarà mai ricordato come il più veloce,  o il più vincente, ma come un uomo e un campione semplice, che a forza di curve al limite, traiettorie riprese per miracolo, tante uscite di strada, ma anche qualche vittoria, arrivò a un passo dal successo. Quello vero.

3 commenti:

Telespalla Blog Sport and Race ha detto...

Che dire ?
Complimenti , bellissimo post , ho le lacrime agli occhi .
Buon Anno Nuovo

acorba67 ha detto...

Buon anno a te e a tutte le buonanime che hanno la pazienza di leggere certi post. ciao

Anonimo ha detto...

Io c'ero, e ricordo tutto, e il post va in quello spirito, in quella direzione, e nel rispetto assoluto di un gran bravo pilota, e penso di una brava e bella persona appassionata qual'era ai nostri occhi -allora giovani- Tom Pryce. GRAZIE, Francesco.

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