Quando la sceneggiatura è già scritta

Mai avuto troppa simpatia per la Formula 1 al cinema. Forse perché le mie prime esperienze con la fiction applicata alle corse risalgono alla metà degli anni settanta, alla nascita delle TV private. Parlo di un paio di film con protagonista il centauro Giacomo Agostini nei panni del belloccio alla guida di Formula 3 camuffate da Formula 1, con trame strappalacrime incentrate su intrecci amorosi ai box resi complicati da catastrofi inenarrabili che puntualmente a metà film capitavano al buon Giacomo.
Le ricostruzioni accurate di "Gran Prix", di John Frankenheimer, e "Le Mans", di Steve McQueen, in un'epoca in cui doveva ancora affermarsi il VHS, erano chimere inimmaginabili per un ragazzino e il suo schermo in bianco e nero. Devo dire che però una volta entrate in mio possesso, oltre all'ammirazione per le riprese eccezionali in pista, non potei fare a meno di notare con un certo fastidio la presenza del solito intreccio sentimentale condito dall'altrettanto classico dramma in pista.
Confesso di essere stato rapito invece qualche anno dopo dal filone documentaristico/apocalittico - "Turbo Time" e prima di questo "Formula 1 Febbre della Velocità" - dove perlomeno potevi assistere a un tentativo di documento cinematografico applicato all'automobilismo, anche se accompagnato da una tendenza al catastrofismo, caratteristica molto in voga a quell'epoca.
Sono tornato a considerare un film sulle corse con lo strapubblicizzato Senna, solo per rendermi conto di come in fondo la sceneggiatura di un'opera cinematografica legata alla Formula 1 sia perfettamente inutile: o meglio la storia è già scritta. Tempi azzeccati, commenti originali, interviste inserite con notevole effetto drammatico: alla fine l'effetto è stato quello di ricostruire in modo perfetto l'atmosfera di quegli anni a cavallo del 1990. Compito difficile intendiamoci, ed eseguito con indubbia maestria, che hanno portato all'esaltazione della pellicola in mezzo mondo.
Mi immagino, e spero, capiterà qualcosa di simile con l'imminente uscita dell'opera di Ron Howard sulla stagione di Formula 1 1976.
Quell'anno tutti gli ingredienti di un romanzo si intrecciarono in modo perfetto: due eroi ideali, l'uno pilota preciso e determinato, l'altro scapigliato e fuori da ogni schema, il dominio iniziale del primo, la successiva rimonta del secondo, l'incidente del protagonista, la morte sfiorata, il rientro contro ogni logica, la lotta politica tra i due team, il gran finale sotto il diluvio, in un'atmosfera che a distanza di decenni per il sottoscritto è ancora viva come non mai.
Giappone 1976, per chi lo ha vissuta, un'esperienza indimenticabile, come, se non più, delle morti di Villeneuve e Senna.
La sceneggiatura è già scritta. Mi raccomando Ron, non deludere un'intera generazione.

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