lunedì 23 gennaio 2012

Una notte, un balzo indietro

Capita una sera di guardare il GP d'Italia datato 1977. Momento particolare per le incredibili rievocazioni di piloti, squadre e vite passate. Momento stupefacente per le generazioni venute dopo, figli di quegli stessi ragazzi che, in una calda domenica d'estate, hanno vissuto quel Gran Premio appesi agli alberi, ai cartelloni pubblicitari, aggrappati alle (misere) ringhiere che segnavano il confine della pista.
Vedere in azioni nomi del calibro di Lauda, Andretti, Scheckter, Hunt, etc.. ha il suo indiscutibile fascino. Sia per la loro importanza nel panorama storico della F1, sia perché quella particolare aurea di "eroi" si riesce ancora a percepire nelle sfocate riprese della RAI con commento del buon Mauro Poltronieri.
E poi il rombo cupo della nera Lotus che detta il passo, seguito a distanza da un Lauda alla sua penultima gara da ferrarista. Partito male, approfitta con intelligenza dei guai ed errori altrui, conquistando un secondo posto decisivo per il suo secondo mondiale. Mentre quelle stranissime monoposto schiacciate, con le ruote posteriori enormi ed il motore in bella vista, puntualmente lasciano a piedi uno o due piloti al giro, con soli una quindicina di superstiti al termine.
E ancora la partenza indecisa sino all'ultimo, con Reutemann protagonista di due e più partenze anticipate, seguito anche dall'italo-americano Andretti. E nessuna traccia di penalizzazioni o sanzioni.
Così come nessuna traccia di Safety-Car quando la Mclaren di Giacomelli perde copiosamente olio nella prima chicane, proprio in traiettoria. Solo la maestria di Lauda riesce ad avere la meglio, ma il maxi-incidente arriva subito dopo. Si continua, poco importa se quel tratto è viscido e pericolosissimo.
Poi l'immensa folla di persona, capelli lunghi, occhialoni da sole, tutti a pochi passi dall'asfalto. Alcuni riescono addirittura a sedersi vicini ai commissari e vari carabinieri e finanzieri. E nessuno batte ciglio.
Un mondo pazzo ed incomprensibile per dei giovani occhi come i miei. Bellissimo e ricco di vita per quelli di mio padre, di fianco a me, alla fine ritornato per una sera appassionato come non mai, prima di rinchiudersi dentro quell'odio e diffidenza odierna verso la F1, giunte non appena Ayrton ci ha lasciato per sempre.
Un balzo indietro di 30 anni e più.
D'un tratto capisci il perché certi ricordi ed immagini non si dimenticano. E non puoi fare altro che dargli ragione. Era una epoca più incerta, insicura e stravagante. Decisamente più calda rispetto ad adesso. Meno glamour, più passione. Meno elettronica, più derapate. Irripetibile e per questo bellissima!
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