lunedì 20 febbraio 2012

La bete à gagner

La chiamarono così i francesi, quando si accorsero che contro quella macchina "da guerra" c'era ben poco da fare.
La Lancia Stratos rappresenta uno delle icone da corsa, una macchina conosciuta da esperti e da profani, un oggetto di culto che ancora oggi, quarant'anni di distanza, incute timore, rispetto e ammirazione.
L'allora Team Manager della Lancia, Cesare Fiorio, intuì che le pur eccellenti Fulvia - sulla cresta dell'onda dal 1966 - sarebbero state annientate dalle arrembanti Porsche e Alpine-Renault. E non appena vide i primi concepts della Stratos capì che quella sarebbe stata l'arma per dominare nei rally negli anni a venire.
Sino ad allora - inizio anni settanta - i rally erano stati territorio di macchine certo sportive, ma sempre macchina destinate alla grande produzione, nessuno aveva pensato di utilizzare un prototipo esplicitamente pensato per le corse. La FIA stabiliva che il numero minimo di esemplari costruiti per una vettura da utilizzare nei rally erano 500. Si pensava che un numero così alto avrebbe scoraggiato chiunque a tentare l'azzardo: la Stratos fu la prima vettura omologata per corse da rally.
E l'impatto nel mondo dei rally fu drammatico.
Senza la necessità di dover fra fronte ai vincoli di una vettura pensata per l'uso di tutti i giorni, Fiorio ebbe carta bianca per costruire un'arma letale da corsa: prese il miglior motore che il gruppo FIAT aveva nel proprio arsenale. Basta con il classico Lancia 1.6 V4: con la FIAT che da poco era entrata nella proprietà Ferrari la scelta cadde quasi naturalmente sul motore della Ferrari Dino 246.
Ferrari accettò di fornire il propulsore, fingendo forse di non considerare la Stratos come un'avversaria in più da incontrarsi in pista. Con l'aiuto di Gianpaolo Dallara, e  Marcello Gandini, designer Bertone, venne presentato il primo prototipo nel novembre 1971, anche se fu dall'anno seguente che prese forma la Stratos che tutto il mondo conosce: motore Ferrari V6 2.4 e cambio a cinque marche
Nell'autunno del 1972, Sandro Munari e Mario Mannucci presero il via del Tour De Corse con il secondo esemplare di Stratos costruito. Il risultato fu un ritiro per rottura di una sospensione, lo stesso problema che causò il ritiro all'impegno successivo, un mese dopo al Rally della Costa del Sol.
Nell'aprile del 1973 arrivò la prima vittoria, al Rally di Spagna, sempre con Sandro Munari, e un mese dopo Munari portò la Stratos, in coppia con Jean-Claude Andruet, al secondo posto nella Targa Florio.
La successiva vittoria, ancora di Munari, al Tour De France dello stesso anno, fu la definitiva consacrazione della Stratos come regina dei rally degli anno settanta.
Furono prodotti 502 esemplari - qualcuno dice meno, Bertone dichiarò invece questo numero - e il 1 di ottobre del 1974 arrivò l'omologazione definitiva.
La "bete" era libera; e non ce ne sarebbe stato per nessuno.
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