La cura

1° Maggio 1983, Riccardo Patrese, dopo aver avuto la meglio sulla Ferrari di Patrick Tambay, si avvia verso la vittoria del GP di San Marino.
A un pugno di chilometri dal traguardo, alle Acque Minerali, una manciata di breciolino lo tradisce: la sua Brabham-Bmw punta inesorabilmente verso il guard-rail, e la corsa di Patrese finisce lì.
Le urla di gioia e di entusiasmo dalle tribune stracolme di Imola sovrastarono il rumore dei motori, e per il povero Riccardo oltre che la delusione per aver buttato via l'occasione della vita, ci fu anche l'umiliazione di dover subire lo scherno dei "tifosi" connazionali presenti sulle tribune.
Ci furono parecchie polemiche, solito dibattito senza soluzioni, ma nulla è cambiato da allora.
E' lo sport, qualcuno avrà a dire, ed effettivamente ogni discussione finirebbe li se non si parlasse di Formula 1, di piloti italiani, e soprattutto di Ferrari.
Forse per comprendere il perché oggi nel 2012 ci ritroviamo con zero piloti italiani in Formula 1, e con tante belle frasi da Giuda beccato con dieci denari  e qualcosa in più - "però i campioni vengono a casa nostra a formarsi", "è un peccato non avere italiani ma l'academy c'è ed è viva" - bisogna tornare indietro a quella reazione collettiva un poco isterica, sintomo di un fenomeno automobilismo che qui in Italia non ha mai trovato un vero equilibrio.Una "non educazione" sportiva, una non considerazione del pilota da corsa italiano, indotta dall'essere culla del patrimonio mondiale dell'umanità chiamato Ferrari.
Teniamocela ben stretta, siamone assolutamente fieri e orgogliosi, ma la realtà è che in Italia c'è solo lei, e la malattia dal nome impronunciabile, per cui dal 1953 nessun pilota italiano si laurea campione del mondo, è quella, si chiama Ferrari.
F-E-R-R-A-R-I.
Oh certo, la Formula 1 è popolare anche qui da noi, ma di una popolarità distorta. Basta girare una qualsiasi tribuna durante il fine settimana di Monza, occhi e orecchie saturate di rosso, null'altro. Il resto è solo cornice.
La Ferrari è tutto in Italia, come una coltura aggressiva, tutta l'attenzione e le risorse vengono convogliate verso lei , a nessun altro è permesso di svilupparsi nei suo dintorni, e solo lei - se mai lo vorrà - potrà risolvere il problema. Solo ed esclusivamente lei.
Perché il "bello" di tutta questa faccenda è che la cura è insita nella malattia stessa, e solo la Ferrari potrà risolverlo, puntando tutto su un pilota di casa nostra. E' semplice, niente programmi astrusi, o X-Factor, o Grandi Fratelli in salsa automobilistica.
Capito cari omini in rosso di Maranello!!

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