Quel pasticciaccio brutto di Brands Hatch

Brands Hatch, 1976, Niki Lauda è saldamente in testa al mondiale, ma l'idolo locale James Hunt sembra avere tutta l'intenzione di recuperare il distacco in classifica... non si sa mai cosa può succedere.
In prova Lauda ribadisce l'intenzione di demolire ogni speranza di recupero, e la pole è sua, ma al suo fianco Hunt non molla di un centesimo la preda. In seconda fila, Clay Regazzoni su Ferrari, una posizione che lo porterà quel giorno ad avere un ruolo molto importante.
Al via sono proprio i due ferraristi a toccarsi e a innescare un incidente in cui rimarrà coinvolto, e con seri danni alla vettura, anche la McLaren di James Hunt.
La gara viene sospesa, Hunt non riesce a raggiungere i box con i propri mezzi, e questo unito al fatto che il regolamento vieta l'utilizzo del muletto in caso di doppia partenza, vorrebbe dire l'esclusione dalla corsa.
Ma il catino di Brands Hatch quel giorno è esplosivo, pieno in ordine di posti, e tutti, proprio tutti, sono lì per vedere James Hunt tagliare per primo il traguardo. Il pubblico capisce che per Hunt la faccenda si fa complicata, le urla, gli incitamenti e i fischi creano una pressione decisamente notevole sui commissari di pista.
Che fare? Impedire ad Hunt di prendere il via? E chi lo dirà a quella massa esagitata?
La decisione salomonica è quella di accettare sub-judice al via la McLaren dell'inglese - insieme a Regazzoni e Lafitte, anche loro nelle medesime condizioni - e poi decidere in un secondo tempo se convalidare il risultato.
Vincerà Hunt tra il tripudio generale, davanti a Lauda, e questo farà felice le migliaia di persone accorse a Brands Hatch, ma non impedirà la squalifica post-gara di Hunt e l'assegnazione della vittoria a Lauda.
Poi qualche settimana arriverà il Nurburgring, e alla fine il Fuji...

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