La ricetta segreta della Red Bull

C’è qualcosa di diverso in loro. Inizialmente vedevo la Red Bull come un struttura in grado di stupire il mondo intero, conquistare importanti soddisfazioni per poi, lentamente, indebolirsi e svanire. Proprio come successo alla Benetton negli anni ’90 o Renault nei primi anni 2000.
E invece la storia questa volta sembra non volersi ripetere. I primi segnali sono arrivati con il rinnovo di Vettel sino al 2014. Al suo posto, con in ballo un secondo iride consecutivo, Schumacher ed Alonso avevano già deciso di cambiare aria, optando l’uno per la Ferrari e il secondo per la McLaren, consci del fatto che il loro attuale team l’anno dopo non sarebbe stato in grado di garantirgli le attuali performance.
Invece il più giovane serial-winner della Formula 1 ha rinnovato la sua fiducia alle lattine blu, nonostante il sogno di vestire la tuta tutta rossa della Ferrari non sia per nulla nascosto.
La casa del Toro è riuscita a costruire una struttura forte ed efficace in pochissimo tempo, riscrivendo i valori della massima seria automobilistica e costringendo team storici ad inseguire e soffrire. E le indiscrezioni vedono un 2012 ancora ricco di successi per i campioni del mondo in carica.
Avere un genio come Adrian Newey dalla propria parte aiuta certamente, ma negli anni della McLaren lo stesso ingegnere non era riuscito a esprimersi con così tanta efficacia. E’ forse il clima della squadra in sé, l’essere cresciuti insieme partendo dal fondo, condividendo gioie e dolori tutti insieme, la ricetta segreta.
Il Team Principal Cristian Horner era già al muretto nel 2005, quando ancora la zona punti non era che un lontano sogno. Per non parlare di Mark Webber, arrivato come un pilota qualunque e divenuto uno dei migliori della categoria addirittura dopo aver passato la soglia dei trent’anni.
Niente fortuna o particolare volere del destino, bensì un successo costruito con solide basi e cresciuto a tempo di record. Certo anche grazie al talento cristallino di Vettel, devoto alla causa Red Bull visto i tanti soldi spesi da Mateschitz durante gli anni nelle classe minori.
Non mi sorprenderei dunque di vedere le monoposto blu sulla cresta dell’onda per ancora diversi anni, riuscendo addirittura a rinnovarsi con la stessa efficacia con cui è nata. Certo, confermasi all’apice è sempre la parte più difficile della storia e in Formula 1 gli equilibri sono fatti per essere rotti, prima o poi. Ma soltanto cinque anni fa chi avrebbe mai immaginato di vedere la marca di un produttore di bibite energetiche nella bacheca storica delle squadre campioni del modo costruttori? E per due volte per giunta!

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