Parole al vento.

Antipatica faccenda quella di dover aspettare tutto questo tempo prima del prossimo GP; senza contare che se dovesse saltare ancora una volta l'appuntamento in Bahrain ci sarebbe una mezza quaresima prima di tornare a correre in Europa.
E con tutto questo tempo a disposizione di occasioni per parlare a vanvera si sprecano... e allora perché non approfittarne anche qui?:)
Parliamo dunque del ritorno di Kimi. Argomento in cui mi riesce particolarmente difficile essere obiettivo, ma ci proverò.
Se proprio dobbiamo dare fondo ai polmoni, si potrebbe fare un mini parallelo tra il ritorno di Raikkonen e quelli più o meno recenti di due altri campioni del mondo: ossia Schumacher e Lauda.
Niki Lauda rientrò nel 1982 collezionando un 4° posto in Sud Africa e un ritiro in Brasile, ma centrando il bottino pieno già al terzo GP, quello di Long Beach. Altri tempi, ma certo il talento e la voglia di riprendere il discorso no.
Per Schumacher nel 2010 ci fu un inizio promettente, con un 6° posto di tutto rispetto ottenuto in Bahrain, seguito da un 10° posto in Australia, ma poi il nulla - nel senso, il "nulla" di uno che ha vinto sette campionati del mondo - o quasi
Come sta andando Raikkonen al suo ritorno?
Direi non male, visto che in due gare è andato in entrambe a punti, e, a parte lo svarione in qualifica a Melbourne, il finlandese ha dato segni di una certa applicazione alla materia.
Al solito dalle nostre parti le sue prestazioni sono passate praticamente inosservate dalla stampa italiana - non se lo filava quando era in rosso, se non per esaltarne i limiti, figuriamoci adesso che veste di nero ed è rilassato come pochi - ma leggendo tra le righe delle sue prestazioni non è difficile rintracciare le stigmate di quello che era considerato un fenomeno assoluto.
Il Raikkonen visto in Malesia è stata la dimostrazione che non è tornato per fare figuracce: certo la Lotus-Renault si sta dimostrando un'ottima macchina, ma il ritmo tenuto dal finlandese a Sepang - dopo più di due anni che non guidava una monoposto di Formula 1 sull'acqua, e a mala pena conosceva il colore della gomme Pirelli da bagnato - è il suo, quello che lo ha sempre contraddistinto.
O certo, al primo errore ritorneranno le solite storie del Kimi annoiato, un poco tonto, perennemente in lotta con la stampa, incapace di concentrarsi per più di due curve, ma è il destino degli incompresi, dei maverick, quelli fuori dal coro.
Kimi è racer puro, d'altri tempi, capace accettare qualsiasi sfida ed essere veloce su qualsiasi mezzo, in qualsiasi condizione, prima di tanti altri. Una sintesi di Ascari, Rindt, Pryce, Purley, Villeneuve, Hunt, Lauda, Stewart... e un poco anche Schumacher.
Esagero? Può darsi, ma in certi casi mi è terribilmente difficile essere obiettivo.

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