martedì 22 maggio 2012

Foglie rosso e oro

Durante l'inverno a cavallo tra il 1967 e il 1968 Colin Chapman mise a segno il colpo che, probabilmente molto più di tante sue intuizioni tecniche, rivoluzionò il mondo della Formula 1, ponendo la prima pietra di quello che è il Circus così come lo intendiamo e viviamo oggi.
Le Lotus si sarebbero presentate per la nuova stagione non più nel classico British Racing Green, ma in una livrea rosso e oro, in omaggio alla Gold Leaf, una marca di sigarette disposta a sborsare 100.000 sterline per apparire sulla carrozzeria della prestigiosa factory britannica.
La FIA non prese per niente bene la novità.
Sembrava impossibile che qualcuno potesse violare la regola non scritta dei colori nazionali, e invece qualcuno sembrava pronto a farlo.
Chapman. intuita l'avversione delle autorità sportive europee, decise di far debuttare le sue monoposto con la nuova livrea lontano dalle antipatie dalla FIA. Approfittò dello svolgimento della Tasman Cup e, il 20 Gennaio del 1968, in occasione del Lady Wigram Throphy in programma in Nuova Zelanda, le Lotus si presentarono nella nuova sgargiante livrea rosso e oro.
Clark vinse quella gara, le immagini della sua Lotus "sacrilega" fecero il giro di mezzo mondo, e il dado era ormai tratto.
La faccenda però non si risolse del tutto così e, quando in occasione della Race Of Champions a Brands Hatch, le Lotus si presentarono per la prima volta in Europa con i nuovi colori, non tutti si dimostrarono tolleranti come i tranquilli neozelandesi.
Non fu il Royal Automobil Club, l'ente organizzatore, a creare problemi, ma un dirigente dell'emittente televisiva che avrebbe trasmesso l'evento. Il tizio in questione telefonò a Colin Chapman dopo le prime sessioni di prove, minacciando che se non avesse coperto con dello scotch il simbolo dello sponsor non ci sarebbe stata nessuna trasmissione tv.
A parte che con la qualità delle immagini dell'epoca il logo sarebbe stato comunque irriconoscibile, la diatriba rientrò, e da quel momento le autorità sportiva dovettero accettare la sponsorizzazione come caratteristica fondamentale e vitale delle corse automobilistiche.
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