lunedì 7 maggio 2012

Troppo normale

Strana storia quella di Alain Prost: nelle prime fasi della sua carriera definito pilota di rara velocità e aggressività, e poi investito del ruolo di ragioniere per eccellenza; etichettato come eterno secondo, poi vincitore di quattro campionati del mondo e cinquantuno GP; star di prima grandezza nell'olimpo della Formula 1 e poi ricordato solo come rivale acerrimo di Ayrton Senna.
Una prova? Fate una ricerca immagini e digitate le parole chiave "Alain Prost"... compaiono anche parecchie immagini del brasiliano.
Poca letteratura esiste intorno al pilota francese, quasi le sue vittorie fossero risultate di poco valore, poco entusiasmo intorno alla sua carriera, ma chi lo ha visto in pista, chi lo ha seguito, in squadra o solo come giornalista, è certo che piloti come Alain Prost si contano sulle dita di una mano nell'intera storia della Formula 1.
Denis Jenkison, leggendario giornalista inglese, uno che si è fatto la Mille Miglia al fianco di Stirling Moss, descrive così un turno di qualifica di Prost a Montecarlo:
- Tutti gli altri sembravano volassero, sbattevano le macchine a destra e a sinistra sfiorando marciapiedi e guard-rail come degli ossessi, poi arrivava Alain, ti passava davanti agli occhi per tre o quattro giri con una flemma e pulizia che ti faceva pensare a solo una serie di giri per scaldare le gomme. Finite le qualifiche andavi a vedere la lista dei tempi, e chi trovavi in testa a tutti? 1° Alain Prost...
A proposito di questa sua abilità al limite del soprannaturale esiste anche una testimonianza di Eddie Cheever, suo compagno di squadra in Renault nel 1983:
- Capisco un pilota che va più veloce di te nelle curve veloci, ci sta, ma quello che mi sconvolgeva in Prost era la sua capacità di essere più veloce di te nelle curve lente. A Montecarlo perdevo tre decimi rispetto a lui solo nel tratto del Loews, come facesse non l'ho mai capito, tanto più che in quegli anni la telemetria era fantascienza. Creo che Alain fosse semplicemente un genio al volante.
Anche Senna capì che solo in pista non poteva batterlo, doveva spostare la contesa su più piani, cercando di scalfire quella sua tranquillità che in pista lo faceva diventare un "tranquillo" imbattibile.
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