mercoledì 19 settembre 2012

Donne al volante


Parliamo di donne, ma non di pit babes o ombrelline, no, no, qui si parla di ragazze che nell'abitacolo di una Formula 1 ci si sono calate, con tanto di guanti e casco.
Parliamo anche di Lamberto Leoni, uno dei giovani italiani di belle speranze che verso metà degli anni settanta si accingeva a formare la squadriglia che solo qualche anno più tardi si sarebbe ben delineata.
Allora si correva ai primi di gennaio in Sud America: la stagione iniziava presto, con i GP d'Argentina e Brasile. Ci vollero parecchi anni prima di capire quanto fosse insana l'idea di correre in quel periodo da quelle parti: caldo infernale, miraggi di oasi e laghetti alpini in mezzo all'autodromo. Per di più le due piste di Buenos Aires e Interlagos erano micidiali in quanto a curvoni e velocità di percorrenza.
Comunque, e finalmente arriviamo al nocciolo della faccenda, fra il gruppo di semi debuttanti o quasi ci sono anche Lamberto Leoni e una donna: Divina Galica. Inglese, ex-sciatrice, con un buon passato sulla neve, ma con scarsi risultati in circuito, in qualunque categoria avesse corso. Nulla di personale intendiamoci, è semplicemente così.
In prova Lamberto se la cava bene. La sua Ensign è una ballerina del ventre nella esse velocissima subito dopo il traguardo di Buenos Aires, ma lui è uno che il tempo riesce a tirarlo fuori; ci vorrebbe un riferimento per azzeccare la traiettoria, la traccia di uno che qui va forte.
Questo è quello che pensa Leoni.
Eccolo, subito dopo il traguardo Lamberto vede davanti a lui una macchina scura, è Scheckter, uno che tiene giù il piede di sicuro. Leonoi decide di seguirlo, si prepara ad affrontare il curvone verso destra al massimo... no, deve pestare come un pazzo sul pedale del freno, ma che caz...?!!!
Riesce a evitare a pelo il tamponamento, guarda negli specchietti: non era Scheckter, era Divina Galica.
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