Due ruote di differenza


Parecchi ci hanno provato, a partire da Varzi e Nuvolari, passando per Surtess, Agostini, Cecotto, sino ad arrivare all’esperimento mediatico Valentino Rossi.
Qualcuno ha fatto il grande passo diventando leggenda – e saranno stati pure altri tempi ma le ruote di differenza erano e rimangono ancora due – qualcun altro non è mai riuscito a svincolarsi completamente da una sella e un manubrio.
Tra questi ne cito uno, meno noto di altri forse, ma che esemplifica molto bene questa difficoltà ad abbandonare l’impostazione di guida dell’amato mezzo a due ruote.
Omobono Tenni.
Passò alle quattro ruote seguendo due illustri esempi della sua epoca, Varzi e Nuvolari, e assieme al primo di questi due se ne andò un giorno del 1948 sul circuito di Berna. Ma non è questo quello che voglio ricordare di lui.
La caratteristica di Omobono Tenni era quella di impostare le curve in auto quasi guidasse una moto: minima rotazione del volante e corpo completamente spostato verso l’interno della traiettoria; allora gli abitacoli lo consentivano. Inutile sottolineare come l'efficacia della percorrenza in curva risentisse fortemente di questa suo stile personale.
Ventisei uscite di strada durante una Mille Miglia. Venticinque in curva, come forse previsto visto il suo approccio, una in rettilineo.
Perché per Omobono non importava quante ruote avesse sotto il sedere, lui era uno che doveva spingere. E succede che nel tentativo di recuperare terreno dopo le venticinque precedenti divagazioni decida di non fermarsi per levare i cappucci di protezione dal fango ai fari anteriori: via al massimo, anche se ormai l'oscurità è totale.
Brescia è ormai a uno sputo, e davanti a lui gli sembra di intravedere il tremolio luminoso di un avversario. Omobono si alza sul volante, sente la curva, si inclina un po', non troppo perché questa volta deve girare il volante e non solo inclinare il corpo, il meccanico al suo fianco glielo ha ricordato con un tocco convenuto sulla spalla; eccola, stavolta giù una bella sterzata ... peccato fosse in pieno rettilineo.

2 commenti:

Cristiano ha detto...

Una piccola cosa che forse ti fara piacere conoscere è che lo stadio di Treviso è dedicato a questo grande pilota.

acorba67 ha detto...

Non lo sapevo, lui era di Colico credo, mi ha sempre affascinato... forse anche per il nome.
Ciao

Powered by Blogger.