giovedì 4 ottobre 2012

E se fosse puro coraggio?

Ricordo ancora quando Lewis Hamilton debuttò in Formula 1 nel 2007. Levataccia per la gara di Melbourne con il cuore in gola per una nuova stagione che iniziava, e quel giovane inglese che teneva tranquillamente la scia dei più forti nonostante fosse solo il suo primo GP.
"Talento cresciuto tra le mura di Woking" si diceva di lui, con gli occhi brillanti di Ron Dennis a confermare la nascita di una stella. Stella che, supponevo io - ma credo di non essere stato l'unico - sarebbe rimasta dentro la costellazione McLaren per tutti gli anni avvenire. Sia perché il rapporto con la struttura inglese passava anche attraverso le fasi di vita infantili, sia perché Hamilton faceva parte di una realtà conclamata in Formula 1, con una delle scuderie più vincenti e storiche del paddock. E poi quella era la stessa squadra dell'idolo Senna, ovvero il massimo del massimo.
E probabilmente è stato così, sino a poco tempo fa.
Ma la vita è davvero una continua ricerca della felicità e quando tutto appare preciso, voluto e inossidabile, l'animo umano vuole qualcosa in più. Comunque.
Lewis firma per la Mercedes, nonostante il progetto MP4/27 sia tutt'altro che da buttare. Lo stesso Martin Whitmarsh è rimasto sorpreso e amareggiato, quasi scioccato all'idea che tutto sia successo solo per una mera questione di soldi. E anche io faccio fatica a crederlo.
Da Stoccarda avevano presentato un contratto decisamente più ricco, ma anche la McLaren aveva un rinnovo tutto fuorché debole di contanti, con in più la certezza di potersi giocare il titolo per molti anni ancora, tra la competitività dei ragazzi in fabbrica e il suo incredibile talento. E invece l'anno prossimo saranno le frecce d'argento ad assaporare l'abilità di guida del campione del mondo 2008, mentre Ross Brawn e Aldo Costa si stanno ancora scervellando nel trovare la soluzione per un esagerato consumo gomme che affligge la Mercedes ormai da anni.
Hamilton ha detto sì, quasi sfidando il mondo intero e le umane certezze. Se riuscirà a vincere questa sfida d'un colpo sarà annoverato tra le massime leggende della F1, forte del fatto che persino il sette volte campione del mondo Schumacher non è riuscito nell'intento. Un ingrediente speziato che probabilmente ha reso irresistibile il piatto Mercedes. La valanga di soldi poi completa il tutto, e rende possibile l'abbandono di quella che, un tempo, era la sua seconda (se non prima) casa.
Quasi come un figlio che lascia le mure domestiche per scoprire realmente il mondo esterno. Spinto dal coraggio.
Preferisco vederla così, lontano da sterili e freddi calcoli economici, marketing, immagine. Un romanticismo che le corse, ancora oggi, possiedono nel D.N.A. Per questo non si possono che fare i più sinceri auguri.
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