venerdì 19 ottobre 2012

Per andare forte bisogna frenare


A Clay Regazzoni bisognerebbe dedicare un intero sito e non un "misero" post in un blog come questo.
In qualche modo cercherò di rimediare.
Per adesso parto da una sua caratteristica che mi ha sempre affascinato, soprattutto leggendo altre testimonianze sul suo stile di guida, sul suo sfruttare i freni sino al 99% ogni volta, in ogni circostanza, che fosse primo o penultimo, ultimo mai.
 Per prima cosa assicurarsi dello stato dei freni. Motore e aerodinamica? Chissenefrega, a quelli si suppliva tenendo giù il piede. Ai freni no! Se non li hai non puoi andare forte, e se poi ti mancano di colpo peggio ancora.
Long Beach 1980, la pista non era un granché, la progenitrice di tutta una serie di piste cittadine americane in gran voga negli anni ottanta. C'era questo rettilineo, Shoreline Drive credo si chiamasse, bellino a vederlo in tv, che poi non era nemmeno un rettilineo ma un curvone molto lungo con due muretti ai lati, che a un certo punto si piegava su se stesso in un tornante bello secco. Una roba che era una vera manna per chi avesse intenzione di buttarsi dentro in sorpassi altrimenti impossibili.
In quel punto i freni li strizzavi fino in fondo, giro dopo giro, dovevano essere veramente a posto se volevi arrivare a fine gara; e chissà cosa avrà pensato Clay prima di quella partenza, sicuramente se ne sarà strafregato della tenuta di strada inesistente della sua Ensign, o della velocità di punta una ventina di chilometri in meno dei migliori, tanto era un cittadino, e di freni e di grinta poteva anche saltar fuori un bel risultato.
Solo che quella volta i freni sparirono, proprio quello che temeva più di ogni altra cosa, proprio alla fine di quel rettilineo che in quel circuito rattrappito e piegato sapeva anche un po' di presa per il culo.
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