Prepariamoci al turbo-futuro

E' cambiato tutto e cambierà ancora. Un tempo più era grande più andava forte mentre ora, con le ovvie riserve, più è piccolo e compresso più si va veloci. L'argomento non può che essere il motore, il cuore di ogni vettura che, finalmente, sta tornando argomento di interesse anche in Formula 1.
Il campionato massimo per traguardi e concezioni tecnologiche dal 2006 vive in un regime congelato espressamente voluto dalla FIA. Motori V8 con disegni uguali per tutti in nome del risparmio, mentre il mondo dell'auto andava comunque avanti e le stesse case alla fine hanno snobbato un palco prestigioso e importante come quello della Formula 1.
Purtroppo alla metà degli anni 2000 si era arrivati a un punto di non ritorno, con spese sostenibili solo da grandi aziende costrette poi a ritirarsi dal campionato proprio a causa di un conto eccessivamente salato. Ma dopo una obbligata quiete, è giunto il tempo di cambiare sposando il concetto iniziale: propulsori piccoli e sovralimentati. Una base quasi cardine del mercato a quattro ruote e una scommessa lanciata proprio da Jean Todt nonostante l'ovvia protesta degli appassionati, spaventati da miseri V6 da 1600 di cilindrata.
Eppure, sulla carta, le prestazioni resteranno tali e quali a quelle odierne con la possibilità addirittura di andare più veloci sia come velocità massima che tempo sul giro. E di riconquistare grandi nomi come Honda o interi colossi come la Volkswagen. Gli urlanti V12 perennemente assetati di carburante non torneranno più, così come gli attuali V8 superati in ogni settore e obsoleti agli occhi degli addetti ai lavori.
Si sta per aprire letteralmente una nuova era sotto il conosciuto nome del turbo, uguale nella sostanza ma decisamente più sfruttabile e vantaggioso in confronto a quelli degli anni '80. E la Formula 1 non può più rimanere a guardare, bensì deve ritornare in vedetta a perlustrare l'orizzonte. A partire dal 2014 capiremo se la strada intrapresa è stata, finalmente, quella giusta. 

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