lunedì 12 novembre 2012

Long run

Nella sua ormai lunga storia, la formula dei "Grandi Premi", quella che come evoluzione finale ha avuto la Formula 1 com'è stata e come è diventata adesso, ha subito numerose modifiche regolamentari. Alcune dettate dall'esigenza di rendere appetibile alle grandi marche l'ingresso nella serie; altre guidate dal proposito dal limitare lo strapotere di una marca piuttosto che un'altra; in qualche caso a seguito di incidenti particolarmente tragici che hanno scosso particolarmente quella che comunemente si indica con "opinione pubblica".
Nel 1928 durante il GP d'Italia a Monza la Talbot di Emilio Materassi, di fronte alle tribune, uscì di pista uccidendo, oltre al pilota, ventisette spettatori e ferendone ventuno.
Lo schock a seguito dell'incidente portò alla cancellazione del GP d'Italia per l'anno successivo. Ci fu un "GP di Monza" nel 1930, e la denominazione diversa mise al riparo da critiche la coscienza degli organizzatori.
Nel 1931 ritornarono i GP con una nuova regolamentazione: nessun limite tecnico, obbligo del secondo pilota a bordo, ma soprattutto durate minina della gara portata a 10 ore.
10 ore, una mezza Le Mans. La faccenda presentava anche aspetti non preventivabili tanto da mettere in crisi gli organizzatori italiani e costringergli ad anticipare il GP al mese di maggio, per avere la certezza di poter disputare l'intera corsa con la luce naturale.
Al termine della massacrante competizione risultarono vincitori la fantastica accoppiata Nuvolari-Camapari su Alfa Romeo. Tra la soddisfazione generale, dall'anno dopo la durata minima dei GP fu portata a cinque ore.
Un'infinità se paragonata alle durate attuali, ma un grosso passo avanti sicuramente rispetto alla maratona del 1931.
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