venerdì 9 novembre 2012

Numbers

Domenica pomeriggio Kimi Raikkonen ha vinto il suo 19° GP alla guida della terza monoposto di marca differente e dopo due anni di assenza dai circuiti della serie che si arroga di essere la più difficile e completa del panorama motoristico mondiale. E' anche diventato l'unico pilota a vincere un GP alla guida di McLaren, Ferrari e Lotus.
Niente di che in fondo, lo ha ripetuto lui stesso a fina gara, ma visto che le discussioni da qui alla fine di novembre verteranno unicamente su chi vincerà il campionato facciamo questa divagazione un po' sul generis, in verità con un senso che è ancora ben lungi dal definirsi. Ovverosia, parliamo di numero di squadre per cui un pilota ha corso e sua relazione con numero di vittorie. Uhmmm... a che scopo? Boh.
Partiamo dagli opposti, partiamo da un lato da quel Chris Amon che pur correndo per 13 squadre diverse - Lola, Lotus, Brabham, Cooper, Ferrari, March, Matra, Tecno, Tyrrell, Amon, BRM, Ensign e Wolf-Williams - non vinse nemmeno un GP, e saltiamo poi al caso opposto di Jim Clark che fedele a una sola marca - Lotus - vinse, e parecchio.
Bene ragionamento già belloo che finito Fedeltà a una marca è sinonimo di vittoria.
Forse, nel senso, a sostegno ci sono i casi di Stefan Johansson - il primo grande mascellone delle Formula 1, prima ancora di David Coultherd - che guidò per dieci squadre senza mai vincere; Andrea De Cesaris, lo "staccatore" per eccellenza della storia della Formula 1, anche lui si passò dieci squadre senza riuscire mai ad aggiudicarsi un GP; Roberto Moreno - nove squadre al suo attivo; e Martin Brunle - otto. Tutti piloti tutt'altro che scarsi ma con zero vittorie a curriculum.
A questo punto diamo spazio ai contraddittori: tipo Francois Cervet - pilota sempre fedele a Tyrrell - che vinse un solo GP - o Tom Pryce - più o meno uomo-ombra per tutta la vita - anche lui vincitore di un GP e nemmeno valido per il campionato.
E allora?
Forse la verità sta in Juan Manuel Fangio, cinque titoli mondiali con quattro marche diverse, cambiare senza stravolgere ogni volta. Se si ha talento.
Tornando all'attualità Raikkonen domenica ha dimostrato come anche in questa era nevrotica si può ritornare a correre in Fomula 1 dopo due anni, con una squadra nuova, non proprio di primo piano, e vincere. Se si ha talento.
In verità Kimi ha anche dimostrato come sia possibile festeggiare con una bottiglia di birra in mano anche in un paese mussulmano... ma questo è tutt'altro discorso.
Share this post
 
Posts RSS Comments RSS Back to top
© 2011 Yet Another F1 Blog ∙ Designed by BlogThietKe | Distributed by Rocking Templates
Released under Creative Commons 3.0 CC BY-NC 3.0