Cosa resterà del 2012: parte 2

Eccoci con la seconda parte di avvenimenti e immagini ricavate dalla stagione appena finita e che rimarranno nella memoria di tanti appassionati.
Il 2012 è stato l'anno del confronto tra due piloti che hanno lasciato il carrozzone, in periodi e per motivi diversi; hanno seguito percorsi ugualmente diversi nei loro anni di lontananza della Formula 1; e poi sono rientrati, con motivazioni, ma soprattutto età diversa.
Tutti e tue erano attesi dalla critica con i fucili spianati, come è andata a finire lo sanno anche i muri, lo stesso però la loro stagione, per motivi opposti. sarà comunque indimenticabile.
Iniziamo quindi la seconda parte di queste considerazioni un po' sul generis sull'anno appena trascorso dai due rivali di un decennio Raikkonen-Schumacher:


4) Il ritorno di Raikkonen: lui stesso dopo poche gare - facendo sfoggio  della sua fantastica, unica, diretta semplicità di pensiero -  dichiarò che certi ritorni sono più semplici se guidi una macchina competitiva. Il paragone era ovviamente con Schumacher, ma lo stesso - come per Vettel - quella macchina la devi guidare.
Kimi è diventato "grande", non è più il pilota definito da Stirling Moss "semplicemente il più veloce sulla terra", quello che nei primi anni 2000 siglava pole position da far pensare a errori di cronometraggio con carichi di benzina di gran lunga superiore a tutti gli altri - allora le qualifiche erano diverse. Adesso è un pilota forse un poco restio e titubante nelle prime concitate fasi di gara ma che arriva in fondo a 20 GP in una stagione, è uno dei più consistenti in gara dal punto di vista cronometrico, e sigla punti in 19 di queste gare.
Una sicurezza assoluta insomma. Solo in un aspetto non è cambiato, il suo essere"maverick", fuori dal gruppo, in ogni occasione, in pista e fuori, quella caratteristica che fa sì che quando giri per autodromi e in pista sfreccia lui ci sono sempre tanti mani ad applaudire.
In fondo vorremmo essere tutti un po' Kimi... o forse dovremo semplicemente esserlo?

5) L'ultimo anno di Schumacher: non me ne vogliano i tanti tifosi di Schumacher, ma finalmente è finita. Non se ne poteva più, non perchè la sua presenza fosse sgradita o così fuori luogo rispetto a tanti altri piloti, ma perchè la sua figura rimane unica nella storia della Formula 1, e vederlo "dimenticato" e sperduto a metà griglia è stata un'immagine che, anche a chi non lo ha mai trovato particolarmente simpatico, è risultata decisamente distorta.
Gli anni passano, il modo di guidare una Formula 1 anche, ciò che cinque anni prima è di assoluta attualità, cinque anni dopo è roba dimenticata e buona per gli annuari.
A sua discolpa il fatto che in tre anni la Mercedes solo a brevi tratti ha dato segni di competitività - anche se un pilota "normale" come Nico Rosberg ci ha vinto - a sua colpa il fatto che il "vero"  Schumacher quella Mercedes nel giro di tra anni l'avrebbe fatta diventare - come fatto a suo tempo con Benetton e Ferrari - la migliore del Circus. Quello del 2012 proprio no.

6) La prima vittoria di Pastor Maldonado e Nico Rosberg: prima di tutto, bravi a tutti e due nello sfruttare l'occasione senza sbagliare nulla. Sia per l'uno che per l'altro è stata un'affermazione che - in parte - ha contraddetto certi pregiudizi nei loro confronti. Nico, il bello senz'anima, quello che gliene mancava sempre uno a fare trentuno; Pastor, il selvaggio, quello che - con una fantastica similitudine del suo ingegnere di pista sentita in TV - "guida una Formula 1 come se l'avesse appena rubata".
Per tutti e due un lampo in una stagione perfettamente dimenticabile, un lampo che non è comunque servito a far cambiare opinione su di loro, ma un fiammata che è servita a mantenere vivo il "sospetto" che forse i giudizi su di loro sono solo pregiudizi. Vedremo.

7) L'annata decisamente anomala della McLaren: se vai a vedere i GP che hanno portato a casa i due della McLaren e poi guardi la classifica finale piloti allora capisci che qualcosa non quadra proprio.
Tre vittorie per Jenson Button, addirittura quattro per Lewis Hamilton, e in classifica piloti invece i due figurano quarti e quinti, mentre la squadra finisce dietro la Ferrari in quella costruttori.
Cosa non è andato allora? Una parola sola, affidabilità. Quella che a suo tempo tolse un paio di mondiali a Kimi Raikkonen, quella che questa volta ha distrutto ogni possibilità di lottare sino in fondo ai due della McLaren.
Ci si è messa poi una crisi di mezza estate di Jenson Button a complicare le cose, e quando macchina e piloti finalmente si sono sintonizzat sull'obiettivo, sono arrivate le rotture a rovinare definitivamente ogni aspirazione mondiale. Insomma a Woking non riescono proprio a togliersi due vizi: quello di recuperare in "corsa" macchine nate decisamente male; e quella di costruire quelle macchine veloci ma con un velo di imprevidibilità di troppo.

Finita? Certo che no, ce ne sono ancora di immagini da considerare. Proprio 'sti punti non ne vogliono sapere di finire...
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