Ireland su Jim Clark

Questo testo, scritto da Innes Ireland, pilota inglese di Formula 1 negli anni sessanta, è uno stralcio di un pezzo pubblicato nel 1968 su Autocar all'indomani della morte di Jim Clark. Poche frasi, ma dense di significato, non solo in relazione all'incidente di Clark ma in generale sul senso delle corse.
Ho pensato di riproporle, perchè leggendo queste parole non si può non essere colpiti da un qualcosa di semplice e impressionante nello stesso tempo. Impressionante, appunto.

E' iniziato tutto come un sussurro sommesso, come se chi stesse pronunciando quelle parole avesse paura di pronunciarle nel caso fossero risultate vere, e se anche fossero state vere, lui stesso non ci avrebbe creduto lo stesso.
Ero a Brands Hatch per la BOAC 500 quando sentii le prime voci riferire quella tragica notizia. Jim Clark aveva avuto un incidente a Hockenheim.
All'inizio il mio pensiero fu quello di considerarlo solo un incidente in gara, come capitato altre volte anche a uno com Jim. L'idea che fosse qualcosa di serio non mi sfiorava nemmeno il cervello. Ma ben presto nell'esasperazione di dettagli che via via  arrivavano la speranza che fosse un fraintendimento scemò sino alla conferma dell'unica irreale incredibile realtà.
Jim Clark era morto. 
La mia mente rifiutava quella realtà. Piloti come Jim Clark sono indistruttibili, qualsiasi incidente possano avere.
In realtà quando la vita di un giovane pilota così conosciuto al grande pubblica è stroncata proprio all'apice della carriera l'uono della strada inizia a chiedersi: perchè lo faceva? Cosa stava facendo?
La risposta a tutte queste domande è molto semplice: le persone che si cimentano nel nostro sport lo fanno per il puro e semplice desiderio di guidare una macchina veloce. Così come altri ricercano la sensazione di conquistare un picco di una montagna, o lanciarsi con gli sci lungo una ripida discesa innevata, oppure da una aereoplano con un paracadure e aspettare sino all'ultimo prima di aprirlo, o la soddisfazione di circumnavigare il globo in solitario. 
E' una questione di sensi e istinto, e come tale, probabilmente indefinibile. Con più lo fai, con piu ti rendi conto del pericolo che corri, ma ti rendi anche conto che senza quello sarebbe poca cosa.
Mi ricordo un libro di Peter Garnier sul Grand Prix di Monaco. In questo libro l'autore si domandava se un pilota si chiede mai quando il giorno della gara chiude la porta delle propria camera se la sera sarà lì a riaprirla. Qualche pagina dopo Peter arrivava alla conclusione che quella era una domanda che mai avrebbe potuto porre e che se anche l'avesse fatto mai avrebbe avuto risposta.
Posso dare io una risposta a questa domanda: ed è si, almeno nel mio caso. Ma anche questo è un pensiero che si affaccia solo per un attimo prima di essere messo da parte da considerazioni piu realistiche, tipo tutte le volte si è usciti incolumi da uscite di strada, o dalla semplice e determinata fiducia nelle proprie capacità, tutti elementi che ci riportano a una visione fatalistiche della vita.
Ho conosciuto Jim Clark molto bene, anche fuori dalle piste, e in questo momento mi sembra vano ricordare tutti i suoi successi sportivi, mi limito a dire a chi lo ha amato, amici parenti e famigliari, di non dimenticare il suo amore per le corse automobilistiche e tutto quello che ha fatto altrimenti la sua vita sarà passata invano.
E a chi ancora si sta interrogando sulla saggezza di gente che rischia la propria vita al volante di una macchina da corsa, dico che l'automobilismo, è il più eccitante, coinvolgente, entusiasmante, e soprattutto,  appagante disciplina a cui un uomo con sangue rosso nelle vene possa dedicarsi.

Queste parole sembrano senza tempo, in fondo sono la ragione, sottaciuta a volte, forse nemmeno compresa, per chi tante persone hanno messo in gioco la propria vita al volante di una macchina da corsa.
Per cui, con questa celebrazione alternativa, un poco esorcizzante se vogliamo, auguro a tutti quelli che hanno dato una sbirciatina all'interno delle pagine di questo minuscolo blog un paio di giorni di tranquillità... meglio ancora se coincidenti con il 25 e 26 dicembre:)

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