Filosofie opposte

Per chi pensa che siano gli uomini e non le macchine a fare l'automobilismo - come chi scrive - è un po' una discussione infinita, un contraddire e negare se stessi ogniqualvolta un nuovo pilota si affaccia sulla scena, ripartire da zero costretti a riconsiderare certezze calcificate da anni di soliloqui a sfondo automobilistico.
Parliamo della dicotomia tra pilota veloce e spregiudicato e all'opposto misurato e calcolatore.
Villeneuve o Lauda, Button o Hamilton, Prost o Senna tanto per avere qualche argomento di discussione.
In questo perfettamente dimenticabile post parliamo di un paio di personaggi simili nell'aver saputo creare un alone di leggenda intorno a se ma profondamente diversi dal punto di vista dell'approccio alla pista: Nuvolare vs Fangio, roba grossa direi.
Giovanni Battista Guidotti, cinquant'anni passati sotto lo stemma dell'Alfa Romeo, meccanico, collaudatore, pilota, caposquadra in Formula 1, istruttore, ebbe la fortuna di incontrare entrambi in pista e a tal proposito è illuminante il suo parere sui due piloti:
- Tazio era un vero fenomeno, un fenomeno assoluto. Mai eguagliato. Poteva vincere una gara con ogni tipo di macchina, in ogni condizione. Qualsiasi contrattempo capitasse alla macchina li avrebbe trpovato il modo di competere, anche con macchine inferiori in partenza non si è mai tirato indietro. Qualcuno ha detto che vinse alcune gare per fortuna, ma la fortuna bisogna rincorrerla, e bisogna essere pronti ad approfittare di ogni problema degli avversari.
- Fangio invece era molto diverso. Lavorava tutto il tempo dietro le quinte per assicurarsi la macchina migliore e la squadra migliore. Sapeva certo tirare fuori il massimo da una vettura, ma se la macchina per qualche motivo non andava non aveva il genio di Tazio che riusciva a lottare per la vittoria in ogni caso. Diciamo che magari Fangio sarebbe arrivato alla fine, Nuvolari o non sarebbe arrivato o l'avrebbe vinta.
Che dire, signori, a ognuno il suo tipo di pilota preferito.

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