martedì 29 gennaio 2013

L'apripista

Di solito è sempre così in una famiglia: il figlio minore sta a guardare quello maggiore che si prende rischi e oneri di qualsiasi conquista nei confronti dei genitori.
Anche in casa Stewart avvenne qualcosa di simile.
Mentre il giovane Jackie ignaro del proprio destino sfiorava l'ammissione alla squadra olimpica di tiro al piattello, il fratello maggiore Jimmy faceva da apripista in famiglia alla carriera così mal vista di pilota d'automobili. E con risultati piuttosto incoraggianti.
Jim Stewart raggiunse l'apice della propria carriera nel 1953 con la partecipazione al GP d'Inghilterra di  Formula 1 al volante di una Cooper-Bristol della Ecurie Ecosse. E non si limitò a partecipare.
Jim si distinse - come d'altronde il fratello qualche lustro dopo - per la pulizia e efficacia di guida arrivando a occupare a un certo punto della gara il quinto posto, prima di abbandonare ogni sogno di gloria con un'uscita di strada alla Copse.
L'ansia della famiglia - la madre sopra tutti - e un paio di incidenti di troppo l'anno successivo, a Le Mans - dove si infortunò in gomito - e al Nurburgring lo convinsero ad abbandonare la carriera agonistica a soli 24 anni.
La sua opera però poteva dirsi conclusa, e più che bene, il seme della passione si era ormai instillato nel fratello Jackie e di lì a pochi anni una nuova "minaccia" si sarebbe presentata all'uscio della famiglia Stewart.
Questa volta senza ripensamenti però.
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