giovedì 11 aprile 2013

Cambiare il non cambiabile

E' un mondo decisamente pazzo. Anche lo stesso presidente della FIA disprezza il sistema, quando poi tutto questo è nel DNA stesso della Formula 1 se non delle corse in generale. Pagare per correre, sborsare di tasca propria quei quattrini in grado di concederti la possibilità di realizzare il proprio sogno, una chance per mostrare a tutti il proprio talento.
Tutti sanno che il motorsport è il mondo dei benestanti per eccellenza. Cifre da capogiro, decisamente sopra la possibilità dei comuni essere umani, semplicemente per trascorrere un week-end di passione. Figurarsi tentare la carriera da professionista. Lo era ai tempi delle prime gare su ruote, lo è oggi.
E non si parla solo della massima formula. Quello è un punto di arrivo, una difficile meta dopo anni e anni di sacrifici e conti in banca prosciugati dai diversi team nelle più disparate serie minori. Forse si potrebbe evitare la questione dei piloti paganti anche in F1, con debuttanti non intenzionati a prendersi uno sei posti disponibili in griglia di partenza a colpi di mazzette verdi più che trofei e talento. Ma anche in questo lè molto molto difficile, se non utopia.
Solo le case automobilistiche erano riuscite a tamponare il fenomeno dalla fine degli anni novanta sino a metà dei 2000, ma appena si sono ritirate ecco che la bilancia è tornata a pendere su chi vuole spendere di più. Così come nel passato, ai tempi di Senna, Lauda, Ascari e persino Nuvolari.
Una situazione puntualmente ripetutasi in tutte le epoche e che si ripeterà anche un domani. Del talento vi è bisogno, ma un portafoglio ripieno spiana le strade. Qui, come nella vita di tutti i giorni alla fine. D'altronde il mondo è solo uno. Sempre quello. 
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