Datemi un magnete e...

Luigi “Gigi” Platé fu un personaggio unico nella storia dell'automobilismo italiano. Milanese, pilota al volante di una Chiribiri nei primi anni 20, preparatore e a volte anche costruttore della macchine con cui si presentava al via.
Platé è ricordato per la sua personalità esplosiva, che si esprimeva in mille sfaccettature, dalla condotta in pista, ai progetti a filo tra genio e pazzia che immancabilmente lo vedevano protagonista in quell'età acerba ma per questo effervescente dell'automobilismo sportivo.
Tanti furono i tentativi di mettere in pratica le sue idee, qualcuno andò a buon fine - famose rimangono alcune sue elaborazioni: Chiribiri a parte, anche una Talbot che guidò con buoni risultati per quindici anni e una barchetta a telaio tubolare su cui montò un motore Alfa Romeo 2300 6C che a detta di parecchi risultava di una lentezza imbarazzante - qualcun altro un po' meno.
Tra tutti i suoi propositi visionari memorabile rimane quello secondo cui si sarebbe dotato di un meccanismo a magnete da applicare al muso della sua Chiribiri, dispositivo che gli avrebbe permesso, grazie alla forza di attrazione della calamità, di sfruttare al meglio la scia dell'avversario e bruciarlo cosi sulla linea del traguardo. Altro che DRS...
La passione per le corse, e anche la sua fortuna, finì per sfumare con l'età. Salute e sicurezze economiche svanirono qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. "Gigi" morì nel 1975 a Milano, lasciandoci certe idee un poco illogiche forse, ma tremendamente affascinanti.

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