martedì 9 aprile 2013

Dirt track rider

Paul Goldsmith, non come John Surtees ma quasi.
Pilota americano tra gli anni cinquanta e i sessanta, fu un motociclista convertito all'automobilismo, e la cosa gli riuscì particolarmente bene.
Cresciuto nei circuiti motociclistici ovali dirt track - quelli con tanta polvere e fumo - passò alle monoposto della serie USAC e in seguito alle Stock Car facendosi sempre notare per la sua guida fine e precisa.
Il suo debutto nella categoria USAC - o Indy Car fate voi - avvenne nei dintorni degli anni cinquanta e fu decisamente impressionante. Nemmeno due settimane dopo essersi calato per la prima volta nell'abitacolo di una monoposto da corsa si qualificò a metà schieramento della 500 Miglia di Indianapolis. Tutto al volante di una vecchia Kurtis, quando la maggior parte dei partenti aveva a disposizione vetture ben piu aggiornate e competitive.
In moto vinse la 200 Miglia di Daytona del 1953, sul tracciato di terra battuta, più il Grand National del 1958. Si convertì alle quattro ruote con cui si classificò quinto a Indianapolis nel 1959 e terzo l'anno dopo. Vinse a Mosport nel 1962, nella stessa categoria, e passo poi alla NASCAR, dove vinse nove corse, inclusa una vittoria a Daytona, diventando l'unico pilota a vincere in moto e in macchina sulla la pista di terra battuta.
Goldsmith si può benissimo definire un vero pioniere delle corse americane, e non solo per modo di dire. Fu grazie alla sua azione legale contro la USAC che venne abolita un'assurda regola in vigore nei primi anni cinquanta, secondo cui un pilota non poteva gareggiare in categorie diverse pena la sospensione della licenza.
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