giovedì 27 giugno 2013

Il poter dire "Basta"

Dire basta per voglia, non per costrizione. Abbandonare spontaneamente il massimo traguardo, quel sogno che ti ha accompagnato sin da quando si era bambini, dedicandosi ad altro sempre inerente al vasto mondo del motorsport. Così da ritrovare nuovi stimoli e, forse, un sorriso sincero. L'addio di Mark Webber alla F1 non è triste, bensì nasconde un progetto di rinascita in grado di rendere accettabile l'abbondano della massima formula, quasi la migliore soluzione possibile per la propria carriera. E' un mondo contorto quello delle monoposto, dove oltre alla velocità bisogna avere la giusta influenza tenendo sotto controllo la situazione fuori ma, sopratutto, all'interno del team. Tutti gli uomini che spingono verso la tua direzione per poter tentare la vittoria, l'obbiettivo ultimo ed unico.
Con l'arrivo del serial-winner Vettel questo però non è stato più possibile. Il tedesco dal 2009 è riuscito a trasformare Milton Keynes nella sua seconda casa, aiutato da una crescita agonistica sempre sotto lo stemma del toro ma coltivato con una sfilza incredibili di record e tre titoli mondiali di fila. In questo modo Sebastian si è completamente impadronito della squadra, lasciando al collega l'australiano il compito di seconda guida, cosa mai digerita dal diretto interessato.
Tutta la stagione 2010, in particolare con il duro contatto in Turchia, è stato un continuo tentativo di ribellione da parte di Mark bravissimo nel sottolineare le sue capacità ed abilità fino a fine stagione, quando il duro ritiro in Corea ed il disegno perfetto di Abu Dhabi hanno dato lo scettro di re al suo primo avversario, in pista e fuori. Da li il numero 2 è rimasto indelebile sia sulle sue monoposto che nella mente, salvo qualche sprazzo a ricordare una interna insofferenza verso la sua condizione.
Malesia 2013 è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, con l'accordo per passare al mondiale Endurance sotto lo stemma Porsche molto probabilmente firmato pochi giorni dopo e la squadra pronta a trovare un sostituto in grado di portare tanti punti iridati, tenendo conto anche del parere del pupillo Vettel.
Tutto talmente ben preparato da non lasciare neppur un velo di tristezza.
12 anni in Formula uno sono tanti e ti fanno capire tutti i lati di questa categoria. Belli ma anche brutti, sin dolorosi. E dare l'addio a tutto questo seguendo la propria volontà può tramutarsi anche in una vittoria. Piccola ma intimamente importante.  
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