Pronto soccorso per modo di dire


Il campionato del mondo di Formula 1 del 1979 parte con un gran botto. Primo Gran Premio, prima curva - la esse veloce dopo i box del circuito di Buenos Aires, Argentina - ed è subito ammucchiata.
Si toccano John Watson e il neo ferrarista e futuro campione del mondo Jody Scheckter. In tutto verranno coinvolte sette vetture.
Gara sospesa. Scheckter lamenta dolore al polso, e i medici parecchio fiscali non gli permetteranno di essere presente alla seconda partenza. Chi però sembra riportare le maggiori conseguenze è Nelson Piquet.
Alla guida della BT46 la botta che subisce il brasiliano è grossa, soprattutto alle caviglie, il muso della sua monoposto appare devastato sino alle sospensioni. Ma anche il personale argentino accorso a prestare i primi soccorsi ci mette del proprio.
Un paio di manovre in particolare contribuiscono a distribuire uniformemente le conseguenze di quell'incidente a tutto il resto del corpo di Nelson Piquet.
Prima il tentativo di sfilare il casco del brasiliano senza slacciare i ganci - ed è facile immaginare il "fastidio" provato dal pilota - e successivamente la brillante idea di sfilare Piquet dall'abitacolo prendendolo solo per i polsi.
I medici dell'ospedale di Buenos Aires poi diagnosticheranno fratture alle caviglie; sul resto sorvolarono.

1 commento:

milo temesvar ha detto...

E gli è andata anche bene, in quel periodo in Argentina c'erano "medici" specializzati in torture ben peggiori

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