lunedì 15 luglio 2013

La grande onda


Montecarlo, 1950, non è la prima volta che certi mostri corrono nelle strade del Principato, ma è la prima occasione in cui la corsa ha validità come prova del neonato Campionato del Mondo di F1.
Il fior fiore delle case automobilistiche italiane e francesi si presenta al via; anche se a dir la verità Alfa Romeo, Ferrari e Maserati fanno la parte del leone.
In 21 sono sulla griglia, Fangio su Alfa Romeo in pole, Nino Farina futuro campione del mondo anche lui su Alfa al suo fianco, dietro una muta di Ferrari, Maserati e Talbot.
Alla prima curva tutto fila liscio, Fangio scatta in testa seguito da Farina, Gonzales, e Villoresi su Ferrari, ma - e qui vai tu a prevedere una situazione del genere - un'onda si abbatte sulla curva del tabaccaio. Un'onda? sì, acqua spostata dal vento, in fondo niente di più. Fangio e Villoresi la evitano, dietro di loro Farina va in testacoda, Gonzales non riesce a evitarlo, Fagioli si intraversa. La benzina fuoriesce dai serbatoi, e ha inizio il delirio, la vettura di Fagioli prende fuoco, macchine di traverso, sede stradale completamente ostruita da una decina di macchine incastrate.
Al giro successivo gli scampati al disastro si ripresentano alla stessa curva, ma la sede stradale è praticamente bloccata dalle macchine incidentate e completamente allagata da benzina e acqua.
Ma per uno che ha corso e vinto la Carrera Panamericana, nella sabbia, nel fango, nel buio di una foresta, cosa vuoi che sia un ingorgo di quel tipo?
Istinto, talento, fortuna? Decidete voi, fatto sta che il più lesto a trovare un varco è lui: Juan Manuel Fangio da Balcarce, Argentina. Ed è la sua prima di una lunga serie di vittorie.
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