lunedì 5 agosto 2013

Ne vale davvero la pena?

Quanti pensieri sotto un ombrellone. Questa storia dell'incontro tra il manager di Alonso e quelli della Red Bull non va proprio. Non va, perché nessuno mette in dubbio il talento, la capacità di leader nella squadra, il killer istinct da animale da gara di Fernando Alonso, ma questo suo malessere nei confronti della rossa, certe sue critiche distruttive sono un qualcosa che forse non fa parte dell'immaginario Alonsiano e che minaccia di minare l'alone di intoccabile dello spagnolo.
Che a lui piaccia o no il paragone con Michael Schumacher è inevitabile: entrambi bi-campioni del mondo prima del loro ingresso in Ferrari, ma arrivati a Maranello in epoche e situazioni diverse. Schumacher alla fine di un periodo di fallimenti da da far rabbrividire, in un decennio in cui pronunciare il nome Ferrari inevitabilmente faceva nascere sorrisini ironici. Alonso arrivato dopo la parentesi Raikkonen - che per chi non si ricordasse rimane ancora l'ultimo campione del mondo di Formula 1 alla guida di una rossa - e un 2009 poco positivo. Schumacher ha aspettato quattro anni prima di vincere un mondiale, ha vinto tanto, ha sfiorato il titolo due volte - 1997,1998 - ha sbagliato - Monaco 1996, Jerez 1997 - ci ha rimesso anche le gambe - Silverstone 1999 - eppure non ha mai mollato. Schumacher ha accettato la sfida rifiutata da Senna - con buona pace dei glorificatori del brasiliano - e l'ha vinta; Alonso dice basta, non gioco più, voglio la macchina migliore.
Tutto qui Fernando?
Sicuro caro Fernando che la Red Bull sia la squadra migliore per te? Sicuro che te ne stia andando proprio nel momento di raccogliere i frutti? E soprattutto, sicuro che vincere due titoli mondiali e sfiorandone altri con la Ferrari sia così umiliante rispetto a vincerne un terzo con la macchina migliore di tutte?
Mi viene in mente Alain Prost. Il "professore", un protagonista indiscutibile di un decennio e più di Formula 1 la cui grandezza non è stata minimamente influenzata dal quarto titolo vinto a mani basse con la Williams Renault nel 1993. Mi  viene in mente il caro vecchio "Braccio di ferro" Kimi Raikkonen, con un solo titolo eppure il pilota più acclamato in ogni circuito del mondo.
Dai retta a Montezemolo Fernando, su le maniche e guida, che poi è quello che sai fare meglio, forse anche più di tutti gli altri.
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