Sid Vicious con Rolex

Adesso che si sono un minimo diradate le nebbie di alcool ed entusiasmo intorno al ritorno di Kimi Raikkonen a Maranello val la pena ricamarci intorno un paio, mi sa di più, di considerazioni.
Interessante prima di tutto notare come per una volta in Ferrari arriva il campione a fine carriera; e come si ritorni a una formazione a due punte che in fondo è stata quella - Schumacher a parte, ma il tedesco è a parte in generale nella storia della Formula 1 - la formazione base della squadra Ferrari. Da Lauda a Regazzoni, a Lauda e Reutemann, Alesi e Berger, Mansell e Prost, insomma a Maranello si era scoperto il giochino di avere un numero 1 e un numero 2 ma solo grazie alle capacità del tedesco sette volte campione del mondo. Replicarlo con Alonso non ha funzionato allo stesso modo. Tempi e avversari diversi? Forse sì o forse no.
Con buona pace poi di ex direttori sportivi, ex piloti, insomma ex, che storcono il naso di fronte a uno dalla dubbia fama come Kimi al volante di una rossa vien da dire:
a) Raikkonen non si è mai tirato indietro di fronte alla prosepttiva di testare parti nuove o sviluppi, sin dai suoi primi chilometri in Sauber. Altra cosa è macinare chilometri senza troppo senso.
b) C'è una solo cosa che abbassa le "difese immunitarie" dell'animale da corsa Raikkonen: la mancanza di affidabilità del mezzo e della squadra. I periodi più bui del finlandese coincidono con periodi di scarsa affidabilità del mezzo o mancanza di fiducia della squadra.
c) Vedere il pilota più alternativo della storia al volante della vettura più classica della Formula 1 è una cosa che fa capire quanto la Ferrari sia il mezzo più ambito nell'universo automobilistico. E' l'ennesima dimostrazione di quanto il marchio Ferrari sia oltre qualsiasi logica. Un po' come vedere Sid Vicious con un Rolex al polso.

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