Ascari e il confessionale

Jim Clark a Alberto Ascari, due assi che hanno segnato la loro epoca, in due decenni diversi, accomunati da una tragica fine senza testimoni.
Clark lasciò il mondo dell'automobilismo sportivo attonito nel 1968 a Hockenheim in una gara di Formula 2 sotto il diluvio; Ascari spense il sogno di milioni di italiani a Monza nel 1955 provando una vettura sport di Castellotti durante una pausa di mezzogiorno.
Entrambi finirono fuori strada per cause mai determinate, o meglio: tra tutte le ipotesi formulate per entrambi si ipotizzò l'attraversamento della sede stradale da parte di uno spettatore incauto.
In verità nel caso dello scozzese si avanzò l'ipotesi dello sgonfiamento della ruota posteriore; ipotesi peraltro plausibile perché sui rettilinei infiniti di Hockenheim avere una gomma sgonfia equivaleva a una doppietta puntata alla gola.
Per Alberto Ascari nacque una leggenda, e probabilmente come tutte le leggende costruita su una base di verità. Si racconta dalle parti di Biassono e Lesmo che un manovale avrebbe attraversato la pista proprio nel momento di pausa delle prove, ma non è solo questa la leggenda. Perché le voci di quelle cittadine raccontano come questa persona confessasse regolarmente il suo peso di coscienza a un prete della zona; e che, come tale, il segreto del confessionale sia resistito inossidabile nel tempo.

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